Madre del Vibonese costretta a portare in braccio la figlia disabile per tre piani, appello ai ministri
L'Associazione Don Gnocchi scrive a Locatelli, Roccella e al Sindaco Tripodi: «Inaudito il silenzio del Comune sulla richiesta di un alloggio popolare adeguato»
Un grido d'aiuto che parte dal vibonese e punta dritto ai palazzi del Governo a Roma. Al centro della vicenda, l'odissea quotidiana di una madre di Ricadi e di sua figlia, una bambina con invalidità al 100%, prigioniere di barriere architettoniche che rendono ogni gesto normale una sfida sovrumana.
A farsi portavoce del disagio è Cosimo Limardo, Presidente dell’associazione "Don Gnocchi Voglia di Vivere" di San Calogero e Vicepresidente del Partito Unione Nazionale Italiana, che ha indirizzato una lettera aperta alle ministre Alessandra Locatelli (Disabilità) ed Eugenia Roccella (Famiglia), oltre che al sindaco di Ricadi, Nicola Antonio Tripodi.
La denuncia di Limardo descrive una situazione limite: la famiglia risiede al terzo piano di un edificio privo di supporti adeguati. «Questa mamma è costretta tutti i giorni a prendere la bambina in braccio per salire e scendere le scale — scrive Limardo — solo per poterle permettere di andare a scuola, fare terapia o semplicemente una passeggiata che dia un senso alla sua vita. Non è giusto».
Secondo quanto riportato, la donna avrebbe inoltrato numerose sollecitazioni al Comune di Ricadi, chiedendo formalmente l'assegnazione di un alloggio popolare al piano terra o comunque idoneo alle esigenze di una persona con grave disabilità. Ad oggi, tuttavia, l'istanza sarebbe rimasta senza risposta, mentre le condizioni fisiche e psicologiche della famiglia peggiorano progressivamente.
Limardo richiama le istituzioni alle proprie responsabilità, sottolineando come la protezione dei cittadini più fragili non sia un atto di generosità, ma un preciso obbligo di legge e di civiltà. «Bisogna rimanere vicini alle famiglie dei diversamente abili — prosegue la nota — perché hanno il diritto di sperare in un futuro migliore per i propri figli. È un dovere proteggerli nel rispetto della vita quotidiana».
L'appello finale ai ministri Locatelli e Roccella è netto: «Abbattere le barriere architettoniche e mentali è sia un diritto dei cittadini che un dovere di voi politici nell'esercizio del governo. Chiediamo un intervento urgente per risolvere questa situazione e restituire dignità a chi non può difendersi da solo».
La palla passa ora alle istituzioni, chiamate a dare un segnale concreto per evitare che il caso di Ricadi diventi l'ennesimo simbolo di una burocrazia sorda alle necessità dei più deboli.
