Tante negli anni sono state le scosse che ci hanno svegliato nel cuore della notte. Tanti sono stati i racconti del nostri nonni. Una paura tramandata da generazione a generazione

di VINCENZO VARONE

La paura della terra che trema è antica. Noi ce la portiamo dentro da generazione a generazione. Quasi come una condanna, ma anche come un campanello d’allarme costantemente attivo e vigile. Ognuno di noi sa bene che quel fiato sinistro della natura è sempre in agguato con i suoi tentacoli e con le sue contorsioni perverse. Quel rosso sulla cartina ce lo ricorda in ogni momento e in ogni istante del nostro vivere quotidiano.

Quante catastrofi. Tante negli anni sono state le scosse che ci hanno svegliato nel cuore della notte e che hanno disturbato il nostro sonno di bambini, di giovani pieni di speranza e di uomini maturi. Tanti sono stati i racconti del nostri nonni su quel terremoto disastroso del 1783 che rase al suolo l’antica Mileto culla d’arte e di cultura e i centri vicini e la cui cronaca di quei giorni, in cui il drago fece scempio di ogni cosa, è stata dettagliatamente tramandata da padre in figlio con tutto il suo carico di dolore, ma soprattutto sul sisma più recente del 1905, di cui gli stessi sono stati testimoni diretti, che nella notte dell’otto settembre 1905, alle 2 e 45, devastò la Calabria, tra cui l’ex capitale normanna. Un scossa cinica e interminabile che oltre a causare lutti e dolori danneggiò gli edifici più importanti, tra cui la cattedrale e l’episcopio. A Paravati tra le macerie perì anche una giovane donna di nome Saveria Fogliaro che venne schiacciata dal campanile. Quella stessa notte il fiume Mesima straripò e un bagliore sinistro precedette il terremoto.

Paura tramandata da padre in figlio. Racconti che come è accaduto l’altra mattina, quando una lieve scossa ha fatto tremare i lampadari delle nostre case, o come all’indomani della notte assassina di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, si sono fatti largo nella nostra memoria come fantasmi dell’anima, quasi come se quegli attimi dolorosi e antichi li avessimo vissuti direttamente sulla nostra pelle.