Vincenzo Bruni, tornato dall'America per investire in Calabria, racconta le sue vicissitudini e si sofferma sui numerosi avvertimenti subiti nel tempo e a cui non ha mai ceduto

Un intero territorio sotto scacco del racket delle estorsioni. A Vibo Valentia e dintorni proseguono senza soluzione di continuità le intimidazioni alle imprese.  Senza che se ne riesca in alcuni modo a venire a capo. Nel mirino dei malviventi è finito due notti addietro,  un imprenditore che opera nel settore delle forniture ospedaliere. Il furgone della sua azienda, la For Hospital srl,  è stato dato alle fiamme da ignoti in via Croce Nivera, nella zona alta della città. Solo l'intervento dei vigili del fuoco ha consentito di limitare i danni al mezzo. 

L'amarezza. "Ora comincio a meditare di andare via - ha raccontato Vincenzo Bruni, 51 anni, alla Gazzetta del Sud - Non si può continuare a lavorare in questa realtà sempre con il timore che prima o poi qualcosa possa accadere".  

L'avvertimento. Nello scorso mese di settembre Bruni aveva subito un avvertimento. I malviventi gli aveva recapitato una bottiglia contenente liquido infiammabile. "Ma nei mesi successivi - ha spiegato la vittima che ha denunciato l'accaduto in Questura - nessuno s'è fatto avanti, nessuna richiesta estorsiva. Ho fiducia nelle forze dell'ordine e nel loro operato, ma ritengo - ha chiosato Bruni - che da sole non basteranno a bloccare la criminalità. Qui serve la reazione dei cittadini, tutti insieme, compatti, per liberare una volta per tutte la nostra terra da questa piaga che continua ad espandersi e divorare giorno dopo giorno ogni possibilità di sviluppo". 

Dall'America alla Calabria. L'imprenditore che ha trascorso parecchio tempo in America, è rientrato in città da molti anni portandosi dietro un bagaglio di esperienze importanti che hanno permesso di mettere in piedi un'azienda di primo ordine nel suo settore. Ma in Calabria è stato subito accolto a suon di minacce. Le prime arrivarono otto anni addietro. "In quell'occasione - ha rammentato  - ho ricevuto telefonate anonime nelle quali mi si chiedeva la mazzetta; poi sono seguiti altri avvertimenti sempre con bottigliette e proiettili. ma non ho mai ceduto, non ho incontrato nessuno, mi sono sempre presentato dalla polizia per denunciare.

La riflessione. Adesso è piuttosto scoraggiato: "Avevo programmato di aprire due punti vendita a Nicotera e Tropea ma visto come stanno andando le cose è preferibile rivedere questa decisione". Nella zona dell'attentato, ovviamente, non sono disponibili telecamere di videosorveglianza. "Un peccato  - conclude Bruni - perchè in passato il furgone veniva parcheggiato davanti al mio deposito, quindi sotto la copertura delle mie telecamere di videosorveglianza. Ma sono stato costretto a spostarlo dopo la multa della Polizia municipale".

 

 

 

L'amarezza. Durissimo lo sfogo di Vincenzo Bruni, titolare della ditta, amareggiato dinanzi al suo furgoni divorato dalle fiamme: "Ora comincio a meditare di andare via. Non si può continuare a lavorare in questa realtà con il timore che prima o poi possa succedere qualcosa". L'impresa, nello scorso autunno, aveva subito un avvertimento. Al titolare era stato fatta recapitare  una bottiglia contenente liquido infiammabile. "Ma nei mesi successivi - ha precisato Bruni ieri mattina mentre si recava in Questura a denunciare l'accaduto - nessuno si è fatto avanti con una richiesta estorsiva".

L'input.  Ovviamente, "la fiducia nelle forze dell'ordine non è venuta meno. Ma ritengo che da sole - ha proseguito l'imprenditore - non basteranno a bloccare la criminalità. Qui serve la reazione dei cittadini, tutti insieme, compatti, per liberare una volta per tutte la nostra terra da questa piaga che continua ad espandersi e divorare giorno dopo giorno ogni possibilità di sviluppo". 

L'esperienza. Vincenzo Bruni, per molto tempo in America, era rientrato in città mettendo in piedi un'azienda capace di inserirsi subito sul mercato e di conquistarne la fiducia. Le prime minacce risalgono ad otto anni addietro. "Telefonate anonime con cui si chiedeva la mazzetta, seguiti da avvertimenti con bottiglie e proiettili. Ma non ho mai ceduto - ha confessato stamane alla Gazzetta del Sud - mi sono sempre presentato a denunciare". 

Le incertezze. Sarà difficile individuare gli autori dell'attentato. Nella zona in cui era parcheggiato il furgone non ci sono telecamere di videosorveglianza. "Un peccato  -chiosa Bruni - perchè il furgone in precedenza veniva parcheggiato davanti all'ingresso del mio deposito, quindi sotto la copertura delle mie telecamere di videosorveglianza. Ma sono stato costretto a spostarlo dopo la multa della Polizia municipale".