Agenzia delle entrate di Vibo: i dipendenti aderiscono allo stato di agitazione
Le lavoratrici e i lavoratori della Direzione Provinciale di Vibo Valentia, riuniti in assemblea presso la sede vibonese, hanno dichiarato la loro piena adesione allo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali.
Le sigle sindacali, nel denunciare lo sconcertante disinteresse e disattenzione della politica e la assenza di una visione strategica della dirigenza dell’Agenzia delle Entrate per l’attuale situazione in cui versano gli uffici, che si riflette negativamente sul quotidiano lavorativo del personale, sottolineano le seguenti criticità: “L’assenza del Direttore dell’Agenzia e del Comitato di gestione si traducono in una profonda incertezza operativa che non consente agli uffici e al personale di agire in modo efficiente, con assenza di interlocutori certi indispensabili per affrontare la complessità e le esigenze di una moderna “macchina fiscale”. Le assenze non riguardano solo i vertici dell’Agenzia ma coinvolgono l’intero quadro dirigente: in Calabria oltre il 50 per cento delle Direzioni Provinciali è gestito ad interim da titolari di altre direzioni; i tempi per l’assunzione di nuovi dirigenti si allungano a dismisura con continui rinvii della prima prova del concorso che fanno presumere che non ci siano assunzioni prima del 2021, mentre nel 2020 usciranno dall’Agenzia altri dirigenti. La “macchina fiscale” appare sempre più come una macchina con le ruote sgonfie, priva di servosterzo e servofreni! Il personale dell’Agenzia che più volte si è reso disponibile ad operare come una vera ruota di scorta, a rendere più sicuro il percorso affrontando anche le curve più complesse, a frenare e guidare con prudenza nei percorsi più ripidi, è in estrema difficoltà! La carenza di personale dell’Agenzia nel suo complesso è pari a circa 4500 unità nell'ultimo biennio, dato ancora più marcato in Calabria; le figure intermedie, le posizioni organizzative ex artt. 17 e 18, i capi team, dopo innumerevoli proroghe, sono decadute il 31 dicembre 2019”.
Tutte queste carenze si traducono: “in profondi limiti e difficoltà nel dare risposte puntuali alle richieste dei contribuenti, che giustamente si rivolgono agli uffici per avere indicazioni su norme e procedure di competenza dell’Agenzia; nella sempre più concreta possibilità di chiusura di uffici, non per risparmiare costi ma per la impossibilità di garantirne la funzionalità per mancanza di personale: situazione che avrebbe come vittime del disagio cittadini e mondo delle imprese; in carichi di lavoro esorbitanti e insostenibili, a meno che si voglia far perdere qualità al servizio fornito da un’amministrazione che deve essere prima di tutto strumento per garantire l’equità fiscale; nella concreta impossibilità di realizzare una seria lotta all’evasione fiscale, indispensabile per avere le risorse necessarie per garantire i servizi indispensabili a tutti i cittadini quali sanità, formazione, sicurezza, ricerca”
Da qui l’adesione allo sciopero con il quale viene chiesto: ottenere risorse certe per il salario accessorio, a partire da quello del 2018 e 2019, recuperando il taglio annuale di 50/60 milioni; avviare un processo significativo di assunzione di personale; stabilire percorsi certi e costanti per lo sviluppo di carriera e professionale del personale, accompagnati da un costante e deciso impegno per la formazione; ridefinire gli attuali budget costruiti senza considerare la progressiva diminuzione del personale per continuare a garantire la qualità del servizio; interventi sia sulle leggi che sulle procedure per avere una reale semplificazione della normativa fiscale, che consentano anche una efficace e trasparente lotta all'evasione per ottenere significativi progressi nella riduzione del carico fiscale con una maggiore equità”.
