Sono stati assolti perchè il fatto non sussiste tre medici vibonesi per i quali era stato ipotizzato l'ipotesi di omicidio colposo in concorso, in relazione alla morte di Santina Cortese, 45 anni, deceduta a Vibo Marina l'otto gennaio 2015 dopo una "“polmonite acuta acuta bilaterale e un edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticati e contrastati con adeguate terapie”. Per il giudice, Pantaleone Fiamingo, 53 anni di Vibo Valentia (difeso dall'avvocato Giuseppe Pugliese), Antonia Catagnoti, 50 anni, di Vibo Valentia (difesa dall'avvocato Michele Pannia) e Gianfranco Spanarello, 66 anni, di Vibo Marina (difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giuseppe Altieri) sono totalmente innocenti perchè il fatto non sussiste.

Secondo l’impalcatura accusatoria sostenuta dal pm Iannazzo, il dottore Fiamingo quale medico in servizio alla Guardia medica e Spanarello, quale medico di famiglia, avrebbero prescritto, rispettivamente in data 4  e 7 gennaio 2015, una terapia antibiotica alla donna poi deceduta, “senza aver eseguito alcuna visita clinica completa della paziente”, mentre Antonia Catagnoti, quale medico in servizio alla Guardia medica, avrebbe “sottosto a visita clinica Santina Cortese senza rilevare la grave sintomatologia già presente nell’apparato respiratorio” della paziente.

L’accusa di concorso in omicidio colposo faceva riferimento all’ipotizzata “negligenza, imprudenza e imperizia, nonchè inosservanza – scrive il pm nel capo di imputazione – delle buone regole di assistenza sanitaria, scostandosi dalle linee guida previste dai protocolli del settore e della buona prassi, omettendo di rilevare tempestivamente la diagnosi di polmonite acuta bilaterale ed edema polmonare acuto, patologia dalla quale risulterà affetta Santina Cortese”. Sarebbe stata così sottovalutata la sintomatologia che paziente presentava, cagionando la morte  della donna che decedeva a Vibo l’8 gennaio 2015 a seguito della polmonite acuta bilaterale e dell’edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticate e contrastate con adeguate terapie.

Parti offese erano Mario Misasi, marito della donna deceduta, ed in Teresa Vacirca, madre di Santina Cortese.