'Ndrangheta: condanna definitiva per il boss vibonese (NOME)
Per anni ha rappresentato uno dei volti più temuti della criminalità vibonese, figura di spicco della cosca dei Piscopisani. Ora, per Rosario Battaglia, la giustizia ha scritto la parola fine: la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 28 anni di carcere, chiudendo il cerchio su un processo che ha decimato la sua organizzazione. Insieme a lui, altre 13 condanne sono state confermate, mentre per cinque imputati è stato disposto l’annullamento della sentenza.
La scalata al potere
Battaglia non era un semplice affiliato: il suo nome è stato associato al vertice del clan di Piscopio, con l’ambizione di espandere il dominio criminale oltre la frazione vibonese. Ma ogni tentativo di crescita si è scontrato con la forza del clan Mancuso, che ha difeso la propria supremazia con ogni mezzo. Lo scontro tra le due fazioni ha visto l’alleanza dei Piscopisani con i Tripodi di Portosalvo, mentre i Mancuso potevano contare sul sostegno dei Patania di Stefanaconi. Secondo Raffaele Moscato, ex boss divenuto collaboratore di giustizia, Battaglia aveva legami familiari con Salvatore Tripodi, che considerava quasi un fratello: «Si è cresciuto con il cugino Salvatore Tripodi dalla parte della moglie». Un rapporto che ha avuto un peso nella struttura della cosca e nei giochi di potere interni.
Droga e alleanze
Decisive, nel processo, le dichiarazioni di Moscato e di altri pentiti, che hanno confermato il ruolo di Battaglia nella gestione del traffico di droga. Era lui, insieme ai Fiorillo e ai Fortuna, a rifornire il mercato locale: «Succedeva sempre, un migliaio di volte, o andavo io a Piscopio a prenderla». Ma la sua influenza non si fermava ai confini vibonesi. Le indagini hanno rivelato legami con la ‘ndrangheta reggina, in particolare con la potente cosca dei Commisso di Siderno. Moscato lo ha descritto come parte della “triade” di comando del clan, accanto a Michele e Rosario Fiorillo: «Militarmente e nel settore delle estorsioni erano loro a comandare». Anche Andrea Mantella e Bartolomeo Arena hanno confermato la sua centralità all’interno della cosca, con Arena che ha sottolineato come il legame con Battaglia sia rimasto saldo nonostante le divisioni tra i rispettivi gruppi di appartenenza.
Le nuove accuse e il futuro dietro le sbarre La sentenza definitiva non chiude del tutto la sua vicenda giudiziaria. Battaglia dovrà affrontare un nuovo processo per omicidio, legato agli assassinii di Mario Longo, Michele Palumbo e Massimo Stanganello, oltre ai tentati omicidi di Rocco e Nicola Bellissimo, Cosmo Pistininzi e Pietro Pasquale Cannatelli. L’operazione dello scorso maggio, che ha portato a una nuova ordinanza di arresto nei suoi confronti, segna un ulteriore capitolo nella lunga scia di sangue e crimini che lo hanno visto protagonista.
