'Ndrangheta, commercianti vibonesi "terrorizzati" dagli esponenti del clan (NOMI)
Con sentenza n. 37636/16 emessa in data 20 aprile 2016 la Corte di Cassazione annullava con rinvio la sentenza del 28.05.2015 della Corte d'appello di Catanzaro che riformando la sentenza assolutoria di primo grado condannava Graziella Silipigni per il reato di estorsione.
Secondo la Suprema Corte, la sentenza d'appello era pervenuta alla reformatio in peius senza rinnovare l'istruttoria dibattimentale, sulla sola base di una diversa rilettura delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, e in assenza di una "motivazione rafforzata".
Nonostante tali statuizioni, il giudice del rinvio emetteva sentenza di condanna ricalcando fedelmente la motivazione della sentenza annullata e in assenza di una rigorosa e penetrante analisi critica della decisione assolutoria che giustifichi le scelte operate e la maggiore concludenza attribuita agli elementi di prova diversi o diversamente valutati. Ebbene, nel giudizio di rinvio sono stati nuovamente escussi Domenico Deodato e Silvana Maiolo (ai quali il primo giudice aveva negato ogni attendibilità).
La testimonianza. In particolare, la teste Silvana Maiolo sentita all'udienza del 9.12.2020 dichiarava: "... Paura perché, visto la famiglia... comunque, già se scrivi "Famiglia SORIANO", c'è scritto chi sono, e quindi sinceramente un po' di timore che ci potessero fare qualcosa c'era e quindi per paura non glieli ho mai chiesti. Si, si, abbiamo avuto diversi danneggiamenti, due ordigni che l'hanno completamente devastato, una volta hanno sparato alle porte e un'altra volta hanno lasciato dei proiettili fuori, si... negli anni 2008-2009... Mio marito cercava sempre comunque di non parlarne con me, di tenermi fuori, poi alla mia insistenza, perché delle volte chiedevo, abbiamo ogni tanto parlato, però si sapeva la famiglia che è, e quindi non stai tanto là a parlare, a discutere, sai chi sono e non vai avanti...".
Aggiungeva, però all'udienza del 09.12.2020 che: "...Io non pensavo che non venisse a pagare.. mi sono sentita di darglieli, ripeto, con la speranza che mi venissero pagati. Ed infatti non glieli abbiamo più chiesti i soldi, io ho consegnato ma non ho chiesto i soldi quando abbiamo visto che non pagavano... Di sicuro sapevo chi fosse...lo i cesti glieli ho dati con la speranza che poi mi venissero pagati, consapevole di chi fosse la signora.. Ma non è una bella situazione questa... La paura era sui fatti accaduti, non durante la testimonianza...la paura che c'era all'epoca c'è adesso, la paura che c'è adesso c'era all'epoca, all'epoca non l'ho detto forse per una questione di età, non lo so, adesso l'ho detto".
Mentre, invece, Deodato precisava all'udienza del 09.02.2021: "Gli abbiamo fatto i cesti, sì, glieli abbiamo consegnati, sì, li hanno pagati sicuramente no". Poi spiegava poi il motivo per il quale non chiese il pagamento, dunque : "Perché non era.. non era assolutamente facile andare a chiedere un pagamento o una cosa del genere, capito? Per paura.. del contesto della famiglia... so che abitano a Pizzini, un paese vicino a noi, un paesino dove abitano tutti loro là, però non so dirle dove...".
Le dichiarazioni rese dalla Maiolo nel corso del giudizio rinnovato erano del tutto inedite. La difesa ha proprio incentrato su tale circostanza i motivi di ricorso, evidenziando "l'assoluta contraddittorietà con la precedente escussione resa dinanzi al Tribunale di Vibo. Quella del Pasticcino è una vicenda molto articolata, connotata dalla presenza di plurimi attentati".
La corte di Cassazione, quindi, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per la Silipigni (difesa dall'avvocato Diego Brancia).
