Dissesto idrogeologico, Ance Vibo: "Un problema irrisolto"
Sul territorio la soluzione del problema rimane uno dei principali nodi al pettine. E il ricordo dell disastro del 3 luglio 2006 è un ricordo sempre vivo
Oramai basta una giornata di pioggia più intensa del solito ma pur sempre nella norma del periodo, per causare smottamenti e allagamenti che non fanno neanche più notizia, perché ci abituiamo sempre di più all’emergenza, alle criticità e soprattutto, cosa più grave, alle negligenze di chi non fa nulla per arginare questi problemi.
Il disastro e i morti. Il triste ricordo dell’alluvione 2006, sembra non sia servito da insegnamento per nessuno, i morti che quella catastrofe provocò, sembrano dimenticati e se ad oggi non si sono registrate ancora vittime, è forse solamente un caso fortuito.
La dichiarazione. "Da quanto ne sappiamo, afferma l’Ing. Gaetano Macrì Presidente di Ance Vibo Valentia, la Regione Calabria ha ricevuto fondi per gestire il problema del dissesto idrogeologico pari a circa 22 milioni di € e viene naturale chiedersi, sono state investite queste risorse e come? A giudicare da quello che si vede sul territorio - prosegue Macrì - la risposta non lascia adito a dubbi, visto che un “normale temporale” provoca ingenti danni e disagi, che sistematicamente mettono in difficoltà i cittadini e le imprese".
Gli effetti del maltempo. In effetti, "strade interrotte, canali di scolo intasati, tombini ostruiti, sono il bilancio visivo che si presenta agli occhi di tutti, mentre il solito valzer delle competenze si alterna su chi e come deve fare cosa. All’Amministrazione Provinciale ad esempio, anche a causa delle note difficoltà che l’Ente sta attraversando da tempo e che inevitabilmente si ripercuotono sulle attività degli uffici, la Suap è non è al massimo della efficienza e ciò va a influire immancabilmente anche sulle imprese, che hanno rapporti con le banche e con i propri dipendenti e che sono in grosse difficoltà. L’Italia si sa - si sottolinea nella nota- è un Paese ad elevato rischio idrogeologico, poiché sono interessati ben l’89% dei Comuni, ma se a ciò si va ad aggiungere la negligenza della gestione dei fondi destinati a tali interventi o l’incapacità di valutare correttamente i rischi che da ciò ne derivano, ecco che poi ci si trova di fronte a situazioni che inevitabilmente devono far riflettere prima che accada l’inevitabile, anzi in questo caso dovremmo dire “l’evitabile”.
La speranza. Sarebbe pertanto "opportuno ed auspicabile - chiosa il Presidente Ance - che ci si adoperasse in fretta e senza rimpalli o ritardi sulle cose da fare che sono tante e che tutti sanno, al fine di evitare spiacevoli e sgradite difficoltà, che non sempre si possono concludere con la sola conta dei danni".
