Un nuovo contributo sulla storia della Magna Grecia è stato pubblicato da Ignazio D’Angelo, docente di lettere presso il Liceo Scientifico “Giuseppe Berto” di Vibo Valentia. Il saggio è stato accolto nella prestigiosa rivista internazionale “Mediterranea. International Journal on the Transfer of Knowledge”, 6, 2021, diretta dai professori Charles Burnett (The Warburg Institute, Londra), Juan Pedro Monferrer-Sala (Università di Córdoba), Andrea Aldo Robiglio (KU Leuven). Allievo dei prof. Marta Sordi (Università Cattolica di Milano) e Felice Costabile (Università Mediterranea di Reggio Calabria), D’Angelo ha pubblicato saggi sulla storia e sulla costituzione di Locri Epizefiri, sulle tabelle locresi, sulla storia di Temesa, sulla spedizione ateniese in Sicilia del 427-424 a.C. e sulla tirannide siracusana dei due Dionigi.

La nuova pubblicazione di D’Angelo, dottore di ricerca in “Diritto Romano e Diritti dell’Antichità”, affronta la controversa questione dell’esistenza della prostituzione sacra a Locri. È noto come la tradizione letteraria sulla prostituzione sacra abbia dato luogo ad un vivace dibattito che ha coinvolto illustri storici moderni: alcuni hanno sostenuto l’esistenza di questa forma di ierodulia (servizio sacro nei templi), interpretando in chiave religiosa le testimonianze degli antichi, altri hanno negato che tale pratica fosse presente a Locri, evidenziando il carattere generale e, a volte contraddittorio, della documentazione. Nonostante lo scetticismo di molti studiosi, la presenza di questa pratica -secondo D’Angelo- oltre ad essere confermata dalle fonti letterarie greche e latine, che contengono precisi riferimenti alla sacra prostituzione (Clearco di Soli, Eliano, Nosside, Strabone, Giustino), è anche supportata dagli scavi archeologici, condotti nell’area sacra di Centocamere-Marasà di Locri, dove sono stati rinvenuti oggetti con dediche ad Afrodite: la prostituzione sacra, infatti, era legata al culto di Afrodite non solo a Locri ma anche nella Lidia e a Cipro. Il culto di Afrodite a Locri è stato confermato dagli scavi in località Marasà, dove sono stati trovati i resti di un tempio ionico, e nell’area di Centocamere, dove gli scavi hanno evidenziato una serie di oikoi, che costituiscono la cosiddetta Stoà a U e, a breve distanza da questa, un sacello, che rappresentava il luogo di culto vero e proprio della divinità. La Stoà a U si sviluppava su tre lati ed era costituita da un cortile centrale, occupato da piccoli bothroi (fosse), da una sala sul fondo e da strutture rettangolari ai lati: proprio le stanze laterali presentano ambienti, che ben si adatterebbero alla pratica della prostituzione sacra. Inoltre rispetto ai precedenti studi sull’argomento, D’Angelo ha sostenuto, sulla base di un’attenta analisi linguistica e comparatistica delle fonti esaminate (Giustino, Pindaro, Clearco e Strabone), anche l’attuazione dei due voti di sacra prostituzione, che coinvolsero in via eccezionale le donne aristocratiche locresi. In occasione dell’attacco da parte del tiranno di Reggio, Anassila, contro Locri nel 477 a.C. e della guerra combattuta tra i Locresi e i Lucani nel periodo compreso tra il 351 e il 346 a.C., i Locresi pronunciarono e attuarono il voto di prostituire le loro donne per ingraziarsi il favore della dea in un momento di estremo pericolo.