Nel maxi processo Rinascita Scott, il controesame di Andrea Mantella - 49 anni, ex boss di Vibo, pentito dal 2016 - si è concentrato anche su un certo “carabiniere Antonio” che lo stesso collaboratore di giustizia ha incontrato la prima volta nel 2003. “Mi aveva detto che ero attenzionato da parte della Squadra mobile - racconta Mantella rispondendo alle domande degli avvocati - e che la Polizia mi aveva piazzato delle microspie. Quindi da quel momento avevo questa pulce nell’orecchio. Poi, anche se tardi, li ho scoperti. Era comunque una conferma di quello che sospettavo: se sei un mafioso di rango puoi stare sereno che non sei attenzionato? Naturalmente no”.

Il "triplice canale" all'interno di Polizia e Carabinieri.
La persona in questione, però, era un carabiniere non un poliziotto. “Le disse chi era la sua fonte?”. “La persona specifica no, però si frequentava e lo vedevo pure in giro con una persona della Squadra Mobile. Non so identificarlo per nome, ma l’ho identificato con le foto”. Non si sarebbe trattato, però, dell'unico "aiuto" dentro le forze dell'ordine. "A ottobre 2006 - racconta ancora Mantella - Francesco Scrugli sapeva che doveva scattare un’operazione, e quella notte avvenne veramente l’operazione Odissea contro i Larosa di Tropea". Come aveva fatto a saperlo? "Scrugli - ha risposto il pentito - aveva un triplice canale: un parente di Francesco Fortuna all’interno della Questura, che addirittura si diceva che faceva una sorta di autista, di accompagnatore, al questore di Vibo. L’altra fonte della Squadra Mobile era un poliziotto che passeggiava il cane, un pastore tedesco, in giro per Vibo. E il signor Antonio il carabiniere".

"Stasera fatti la croce che solo se muore il questore non ci arrestano".
In questo modo, quindi, tutte le informazioni "erano precise e puntuali", proprio perchè passavano da questo "triplice canale". "Quando riceveva un’informazione si faceva il giro dei tre informatori - spiega il collaboratore - e quindi Scrugli quella volta si è fatto il giro per conferma per vedere se sapevano tutti la stessa cosa. La notte di Odissea io gli dissi ‘ma è sicuro Ciccio?’ e lui mi rispose in dialetto vibonese 'si mi fici nu giro di tutti i tri' (si, mi sono fatto il giro di tutti e tre, ndr). Aveva mandato pure un avvocaticchio di Vibo, non so se è ancora avvocato, e per questo mi disse ‘stasera fatti la croce che solo se muore il questore non ci arrestano'”. "Invece l’abbiamo scampata - evidenzia Mantella - ma l’abbiamo presa in saccoccia l’anno successivo”.

L'arresto avvenuto perchè... "mi sono addormentato".
In quell'occasione, a febbraio del 2007, "addirittura gli dissi allo Scrugli ‘mi raccomando tu non ti fare prendere, vattene che io rimango qui’”. Come mai questa decisione? “Perché gli avevo chiesto quali erano le accuse, se c’erano omicidi - spiega il collaboratore di giustizia - e lui mi disse di no che era la solita associazione mafiosa. Allora gli ho detto di andarsene che io mi sarei fatto arrestare che non c’era problema. Invece la mattina ("questa cosa è importante" ci tiene a precisare quando un avvocato interrompe il discorso, ndr) , quando sono stato arrestato, chi trovo in caserma? Lo Scrugli. Io rimasi sorpreso. ‘Ma perché ti sei fatto arrestare?’ ‘eh - mi ha risposto - mi sono addormentato’". "Quindi, nonostante avesse l’informazione, gli è venuto il sonno?" chiede per conferma un legale. “Doveva fare solo la cena e non addormentarsi, ma avvocato... ognuno risponde con le proprie abilità mentali”.