2019_tribunali-faldoni (1)
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La parabola della ’ndrina Imerti si intreccia con una delle fasi più violente della storia criminale del Reggino, in un percorso segnato da alleanze familiari, attentati e una guerra interna che avrebbe ridisegnato gli equilibri della ’ndrangheta.

Originaria di Villa San Giovanni, la cosca Imerti si rafforza attraverso il matrimonio tra Antonio Imerti, conosciuto come “Nano Feroce”, e Giuseppina Condello, esponente della potente famiglia Condello. Un’unione che, secondo le ricostruzioni investigative e giudiziarie, avrebbe consolidato un asse criminale capace di incidere sugli assetti del territorio e di innescare nuove tensioni con i gruppi rivali.

Il punto di rottura arriva tra l’11 e il 13 ottobre 1985, quando un attentato dinamitardo contro Imerti fallisce ma provoca la morte delle sue guardie del corpo. Due giorni dopo scatta la risposta armata con l’omicidio di Paolo De Stefano, episodio considerato dagli inquirenti l’innesco della seconda guerra di ’ndrangheta. Il conflitto contrappone due blocchi: da un lato Imerti, Condello, Rosmini e Serraino; dall’altro De Stefano, Libri, Latella e Tegano. Un periodo di sei anni di violenze che, secondo le stime, avrebbe provocato centinaia di vittime.

Dopo un nuovo attentato nel 1986, Imerti entra in latitanza e viene arrestato solo nel 1993 insieme al cognato Condello. Condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, secondo le ricostruzioni giudiziarie avrebbe continuato a mantenere un ruolo di riferimento per il clan.

Nonostante i colpi investigativi e giudiziari, la cosca Imerti avrebbe conservato nel tempo una struttura basata su legami familiari e alleanze storiche, mantenendo una capacità di influenza nel Reggino e nei contesti criminali collegati. Una vicenda che, secondo gli inquirenti, rappresenta uno dei tasselli centrali nella ricostruzione delle dinamiche della ’ndrangheta reggina e delle sue evoluzioni nel tempo.