Inchiesta sull'impianto Eco Call nel Vibonese, chiesto il processo per undici persone e tre società (NOMI)
La Dda contesta, a vario titolo, reati che vanno dall'associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti all'inquinamento ambientale. L'udienza preliminare è stata fissata per il 6 novembre
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di undici persone e di tre società nell'ambito dell'indagine sull'impianto di compostaggio Eco Call di Vazzano, al centro di un'inchiesta su presunti illeciti nella gestione dei rifiuti.
La richiesta, sottoscritta dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, e dai sostituti procuratori Filomena Aliberti e Irene Crea, riguarda anche le società Eco Call Spa, Ecologia Oggi Spa e 4El Group Srl. L'udienza preliminare davanti al giudice competente è stata fissata per il prossimo 6 novembre.
Secondo l'impostazione accusatoria, le condotte contestate si sarebbero protratte tra il marzo 2021 e il 13 marzo 2024, data in cui l'impianto venne sottoposto a sequestro nell'ambito delle attività investigative.
Tra gli imputati per i quali la Procura chiede il processo figurano l'imprenditore Eugenio Guarascio, amministratore unico della 4El Group Srl, Ortenzia Guarascio, amministratrice unica della Eco Call Spa, oltre a tecnici, dipendenti dell'impianto e funzionari della Regione Calabria e dell'Arpacal di Vibo Valentia.
L'accusa ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. Contestati inoltre, nei confronti di alcuni indagati, anche falso ideologico, rivelazione di segreto d'ufficio e getto pericoloso di cose.
Secondo la ricostruzione della Procura, l'impianto avrebbe operato in difformità rispetto alle prescrizioni contenute nell'autorizzazione ambientale. In particolare, gli inquirenti ritengono che il materiale prodotto non fosse un ammendante compostato conforme ai requisiti previsti dalla normativa, ma contenesse elementi estranei quali plastica, vetro e altri materiali ritenuti incompatibili con l'impiego in agricoltura.
L'attività investigativa ipotizza inoltre che il percolato derivante dal trattamento dei rifiuti sarebbe stato sversato sulla pubblica via, raggiungendo il vicino fiume Mesima, mentre una parte del materiale ritenuto non conforme sarebbe stata depositata in contrada Fillò, nel territorio di Serra San Bruno, all'interno del Parco regionale delle Serre. Secondo l'accusa, il quantitativo interessato ammonterebbe a circa 264 tonnellate.
Nel procedimento è indicato come persona offesa il sindaco del Comune di Vazzano.
