Intimidazione al complesso parrocchiale di Pizzo, la condanna della diocesi
"Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi": è un detto popolare che non sembra interessare minimamente alla malavita. La sua tracotanza ormai non ha limiti, ma non per questo è vincente. Imporre il pizzo con la prepotenza e la violenza a chi si guadagna da vivere onestamente e con sacrificio, sfruttare e approfittarsi del lavoro altrui è da parassiti, espressione della legge della giungla, habitat naturale per animali e non per umani. Ma anche nella giungla se oggi si mangia, domani si è mangiati, secondo il principio dell'oggi a me, domani a te. Chiaramente la legge della giungla non è la legge di una società che crede nell'uomo e lo promuove nelle sue potenzialità, secondo le regole della rettitudine morale, della giustizia e del rispetto delle singole persone. L'atto intimidatorio dell'incendio della Trivella, consumato nei giorni scorsi a Pizzo Calabro nel cantiere del nuovo Complesso parrocchiale della "Risurrezione di Gesù" a danno dell'Impresa Edile "Cooper Poro", appaltatrice dei lavori, è un gesto di inaudita arroganza mafiosa che va a colpire non solo l'Impresa in sé e per sé, cosa già grave, ma offende e calpesta il profondo sentimento religioso della comunità pizzitana intera, che nel complesso parrocchiale in costruzione sta ritrovando la sua ferma volontà a voler uscire dall'isolamento e risorgere coraggiosamente, liberandosi dalle maglie di una vita senza mordente e da ogni forma di violenza scellerata che solo la delinquenza sa esprimere con l'unico obiettivo di distruggere ogni sana civile convivenza ed ogni civile rapporto umano, degno di una società fondata sulle regole del bene comune.
Prendersela con un'impresa che fa del lavoro lo strumento di crescita sociale per garantire vita dignitosa ad intere famiglie che nel nostro territorio vivono alla giornata, è proprio da vigliacchi, da immorali, da gente dal cuore di pietra. Il Vescovo Luigi Renzo, i Sacerdoti, i Religiosi, l'intera comunità diocesana esprimono alla "Cooper Poro" e alle sue maestranze tutta la vicinanza, il sostegno e la solidarietà per questo ennesimo atto estorsivo ed intimidatorio subito con i danneggiamenti delle proprie attrezzature del lavoro quotidiano. Con questo gesto si vuole anche sollecitare la collettività intera ad essere unita e solidale con chi dovesse ancora subire soprusi di ogni genere e a denunciare senza paura ogni attentato alla libertà personale e sociale. La forza della ragione deve averla vinta sul grigiore asfissiante della giungla. Il Vibonese, la Calabria tutta hanno bisogno di ritrovare la dignità e la forza nativa di reagire per uscire dai pantani del silenzio, del pessimismo, della inciviltà, della inumanità. Allo Stato si chiede altresì di continuare e di rafforzare quell'azione di tutela, necessaria a dare sicurezza e piena fiducia alla comunità". Così in una nota la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.
