Si riaprono le porte del carcere per Carmelo Costa, l'uomo indicato dagli inquirenti come il vertice della criminalità organizzata nel comune di Melicucco. Con un pronunciamento emesso l'11 febbraio 2026, il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare che gravava sul Costa, arrestato nel maggio 2025 nel corso della vasta operazione denominata “Millennium”.

L'inchiesta, che aveva coinvolto numerosi soggetti in tutta la provincia reggina per reati di mafia e narcotraffico, attribuiva a Costa un ruolo di primo piano: quello di "capo società" della locale di Melicucco. Tuttavia, l'intero impianto indiziario nei suoi confronti è stato messo radicalmente in discussione dai giudici, portando all'annullamento della misura restrittiva.

La svolta decisiva è arrivata dopo che la Corte di Cassazione, lo scorso novembre, aveva accolto integralmente il ricorso presentato dal difensore di Costa, l'avvocato Girolamo Albanese. La Suprema Corte ha sancito la fondatezza delle tesi difensive, evidenziando due lacune fondamentali nell'indagine: la mancanza di prove certe circa l'esistenza stessa di una struttura di ‘ndrangheta attiva a Melicucco e l’insussistenza di elementi validi a provare, anche solo a livello indiziario, la partecipazione di Costa a consessi associativi o il suo presunto incarico gerarchico.

Un punto chiave della difesa, avallato dagli Ermellini, ha riguardato l'analisi delle intercettazioni ambientali tra terzi. Secondo quanto emerso, i dialoghi captati non solo non fornivano una base solida per l'accusa, ma offrivano indicazioni di segno opposto. In virtù di questo pronunciamento, il Tribunale del Riesame ha dovuto prenderne atto, restituendo la libertà all'indagato e ridimensionando drasticamente la sua posizione all'interno della maxi-inchiesta.