I legali degli imputati hanno chiesto alla Suprema Corte lo spostamento del dibattimento da Vibo per motivi di legittimo sospetto derivanti da gravi situazioni locali

di GIUSEPPE BAGLIVO

La seconda sezione penale della Cassazione ha fissato al 23 dicembre prossimo l'esame dell'istanza di rimessione, ad una sede diversa dal Tribunale di Vibo Valentia del processo "Black money", avanzata da quasi tutti i difensori degli imputati per motivi di legittimo sospetto. In particolare, la Suprema Corte dovrà decidere se sussistono i presupposti affinchè venga individuato un altro giudice ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale che, nel caso di un Tribunale ricompreso nel distretto di Corte d’Appello di Catanzaro come quello di Vibo, radica la competenza nel Tribunale di Salerno.

Corte di Cassazione

La richiesta è stata formulata dagli avvocati Armando Veneto, Giuseppe Di Renzo, Francesco Sabatino, Leopoldo Marchese, Domenico Chindamo, Mario Bagnato, Antonio Porcelli, Salvatore Staiano, Michelangelo Miceli, Nicola Cantafora e Francesco Calabrese nell’interesse degli imputati Giovanni Mancuso, Giuseppe Mancuso, Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni e Ottorino Ciccarelli, tutti sotto processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia a seguito dell’operazione antimafia denominata “Black money” condotta dalla Dda di Catanzaro.

toga camera penale

Per gli imputati ed i loro difensori – alla luce degli accadimenti delle scorse settimane dopo il controesame del collaboratore di giustizia Andrea Mantella e le dichiarazioni spontanee dell’imputato Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni” – ci si trova ben “oltre il confine delle mere campagne di stampa e delle pressioni mediatiche sull’opinione pubblica ovvero delle forme di spettacolarizzazione del processo. Si prospetta invece alla Suprema Corte – rimarcano gli avvocati – il carattere astioso, martellante, in alcuni casi distorto e scandalistico delle informazioni giornalistiche che hanno raggiunto livelli tali, per toni e contenuti, da dare la certezza della concreta ed effettiva incidenza sulla capacità del giudice-ufficio di svolgere imparzialmente le proprie funzioni”. Gli avvocati nell’istanza di rimessione ad altra sede del processo, non lamentano quindi un semplice sospetto o un mero timore di condizionamento dell’organo giudicante, “bensì pressioni che travalicano il limite fisiologico, diventando così agenti perturbativi”. Il 23 dicembre, dunque, la Cassazione si troverà ad esaminare l'istanza di rimessione presentata dagli avvocati. Sino a tale data il Tribunale di Vibo Valentia non potrà emettere alcuna sentenza.

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