La Procura di Vibo
La Procura di Vibo

Il Tribunale di Catanzaro ha respinto l’appello della Procura di Vibo Valentia e confermato il rigetto della richiesta di misura cautelare nei confronti di Tonino Ventrice, 36 anni, di Vibo Valentia, indagato per un episodio di violenza ai danni di un arbitro minorenne avvenuto durante una partita di calcio dilettantistico.

Il provvedimento riguarda i fatti del 23 novembre 2025 a Francica, nel corso della gara del campionato di calcio di Seconda Categoria, girone D, tra A.S.D. Francica e U.S. Girifalco. Secondo l’ipotesi accusatoria, dopo essere stato espulso dal campo, l’indagato avrebbe afferrato l’arbitro L.D.B., classe 2008, per il braccio sinistro e, alla richiesta del direttore di gara di allontanarsi, gli avrebbe lanciato una borraccia e sferrato alcuni schiaffi. Al termine dell’incontro gli avrebbe inoltre stretto con forza la mano.

L’arbitro riportò lesioni giudicate guaribili in sette giorni, consistenti in cervicalgia e otalgia post traumatica. Nel procedimento viene contestato anche il danneggiamento dell’orologio indossato dall’arbitro, che sarebbe stato reso inutilizzabile durante l’aggressione.

Il Gip del Tribunale di Vibo Valentia, con ordinanza del 10 dicembre 2025, aveva già respinto la richiesta della Procura di applicare gli arresti domiciliari o, in subordine, il divieto di dimora in Calabria, ritenendo non sussistenti esigenze cautelari.

La Procura aveva quindi presentato appello sostenendo, tra l’altro, che l’aggravante della minore età della persona offesa fosse comunque configurabile e che, per il danneggiamento dell’orologio, fosse ravvisabile almeno il dolo eventuale.

Il Tribunale di Catanzaro, riunito in camera di consiglio il 12 febbraio 2026, ha però ritenuto infondate le doglianze della Procura. I giudici hanno osservato che non sono emersi elementi concreti per dimostrare che l’indagato potesse conoscere o riconoscere la minore età dell’arbitro, circostanza necessaria per contestare l’aggravante.

Allo stesso modo è stata confermata l’esclusione del dolo nel reato di danneggiamento, poiché dagli atti non risultano elementi che dimostrino che l’indagato si fosse rappresentato e avesse accettato il rischio di danneggiare l’orologio.

Quanto alle esigenze cautelari, il collegio ha evidenziato l’incensuratezza dell’indagato e la valutazione complessiva della sua condotta successiva ai fatti, ritenendo che allo stato non emergano elementi idonei a dimostrare un concreto pericolo di reiterazione del reato.

Per questi motivi il Tribunale ha rigettato l’appello della Procura e confermato il provvedimento del Gip, escludendo al momento l’applicazione di qualsiasi misura cautelare. La difesa è rappresentata dall'avvocato Giuseppe Di Renzo.