"Impresentabili" e accordi "sotto traccia": le amministrative al vaglio dell'Antimafia
Presentata la relazione della Commissione parlamentare sulle candidature dei Comuni sciolti o sottoposti a commissione d'accesso: 14 i profili ritenuti "impresentabili"
Parentele, amicizie e profili "giudiziari". Sono circa 4mila i candidati le cui relazioni e attività sono state messe sotto la lente della Commissione parlamentare antimafia, che, in vista delle prossime elezioni amministrative, ha monitorato le candidature dei comuni sciolti o sottoposti a commissione di accesso. Un lavoro "approvato all'unanimità" e messo nero su bianco in una relazione, presentata nel pomeriggio, dalla quale emergerebbero, secondo la Commissione, profili di "impresentabilità" per 14 dei 3275 candidati oggetto di "ispezione". Il monitoraggio ha riguardato 13 Comuni chiamati al voto. Si tratta di Roma, San Sostene, Joppolo, Badolato, Sant'Oreste, Platì, Ricadi, Diano Marina, Villa Di Briano, Morlupo, Finale Emilia e Battipaglia. I 14 candidati impresentabili sono così divisi: 8 candidati che hanno sottoscritto dichiarazioni false, 3 incandidabili e 3 casi relativi a codice di autoregolamentazione.
La legge Severino al "tagliando". Tra incandidabilità e ineleggibilità, vi sarebbe, secondo il presidente della Commissione Rosy Bindi, la necessità di portare a tagliando gli strumenti normativi esistenti a difesa dei territori e della loro rappresentanza. "La legge Severino richiede un tagliando, e non siamo i primi a dirlo. A parte il gioco strano tra incandidabilità e ineleggibilità, un altro aspetto da rivedere riguarda le pene, con condanne definitive non inferiori a 2 anni, ma è anche vero che molti candidati sono stati condannati varie volte. La legge, pero', non consente di sommare le condanne". Un elemento sul quale la Commissione intende stimolare una riflessione, principalmente di carattere politico.
Governare "sotto ricatto". Le mafie, secondo la Commissione, avrebbero messo momentaneamente da parte armi e proiettili per infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica, inserendosi nella competizione politica. Ma - ha chiarito la Bindi - "vincere con i voti delle mafie significa non governare o governare sotto ricatto. Non emerge un quadro strettamente preoccupante dal punto di vista giuridico - ha detto la Bindi - ma ci sono situazioni che portano a un voto inquinato. L'appello è ai partiti politici, loro sanno chi candidano". In qualche caso, ha sottolineato il presidente della Commissione, "all'interno delle liste civiche sono nascosti i partiti: trasformismo e mimetizzazione della politica consentono infiltrazioni della mafia".
L'appello ai partiti politici. "I partiti politici devono decidersi a prendere sul serio queste situazioni. Ci vogliono forze politiche chiare che non fanno operazioni trasformistiche e che non si nascono nelle liste civiche. In un comune abbiamo trovato che le famiglie 'ndranghetiste hanno piazzato i propri candidati in tre liste". Una lettura dei dati esaminati divenuta centrale per la Commissione, che non ha lesinato osservazioni sullo strumento del commissariamento. "Bisogna verificare quale tipo di commissariamento adottare per renderlo veramente efficace. Qualche volta capita che non ci sono le condizioni per lo scioglimento, ma un problema vero è che certe volte non ci sono le condizioni per farlo e allora in quel caso bisogna trovare il modo opportuno per difendere quelle popolazioni".
Autocertificazione e "patente d'onestà". Alla luce dei vari punti in esame, la Commissione ha ravvisato la necessità di un cambiamento profondo del sistema, nell'ambito del quale potrebbe rivelarsi utile costruire una sorta di banca dati con i casellari giudiziari dei candidati. "Il sistema dell'autocertificazione - ha affermato il componente della Commissione Antimafia del Pd, Giuseppe Lumia - è uno strumento fuorviante. Sarebbe anche utile anticipare a 60 giorni, anziché a 40, la presentazione delle candidature. Serve poi una banca dati sui carichi pendenti per non consentire a chi non è in regola di farsi beffa della nostra democrazia". Il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, Claudio Fava, ha invece posto l'accento sul ruolo dei partiti, chiamati con responsabilità a non inficiare la rappresentanza democratica, superando il rischio della "democrazia sospesa". "I partiti - ha detto - hanno raccolto le sollecitazioni e gli ammonimenti della commissione antimafia con una maggiore vigilanza sulle liste. Resta pero' la preoccupazione che la fedina penale pulita sia solo una precondizione, non una patente di onesta' morale. Lo confermano i rapporti di polizia e delle prefetture su alcuni dei Comuni sciolti per mafia che tornano al voto: il rischio che in alcuni di quei Comuni continuino a governare le cosche mafiose, attraverso un reticolo di parentele e affinità, è grave e presente".
