'Ndrangheta, Gratteri a "ViBook": "Al Nord ci sono cloni dei paesi di Vibo, Reggio o Crotone"
“Alcuni paesi intorno a Milano sono cloni di alcuni paesi della provincia di Vibo, Reggio o Crotone. Ma non solo: in molte regioni del Nord ci sono locali di ‘ndrangheta che sono cloni perfettamente uguali a quelli del Sud, in cui anche se ne arresti dieci hai già il multiplo pronto per la seconda fase”. L’ultimo libro del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e del professore Antonio Nicaso, “Complici e colpevoli – Come il Nord ha aperto le porte alla ‘ndrangheta“ si concentra proprio su questo: lo sviluppo della ‘ndrangheta al Nord, dove è stata per troppo tempo sottovalutata. L'opera è stata presentata ieri sera a palazzo Gagliardi a Vibo, nel corso della prima giornata della fiera dell’editoria calabrese “ViBook”, in un incontro moderato dal giornalista Tonino Fortuna.

"Quando diciamo che al Nord c’è un locale di ‘ndrangheta - ha spiegato Gratteri - vuol dire che c’è una struttura con delle regole uguale a quella che c’è in Calabria. Ci sono vari livelli, varie figure di ‘ndranghetisti che a seconda delle attitudini dell’affiliato sono delegati a fare estorsioni". Quelle stesse estorsioni portate avanti "non solo e non tanto per far mangiare i picciotti, ma anche per delineare il confine del territorio”. Il libro inizia con la presenza radicata in Valle d’Aosta “dove si onora la Madonna di Polsi, che è venerata da migliaia di fedeli e anche da centinaia di 'ndranghetisti. Cito la Valle d’Aosta - ha sottolineato il procuratore di Catanzaro - perché fa più fa impressione. Noi siamo abituati a pensarla come il paesaggio di Heidi, nella realtà c’è una presenza significativa della ‘ndrangheta, ci sono soprattutto delle infiltrazioni nella politica. Addirittura sono rimasti coinvolti molti politici di un’ideologia separatista”.

Il professore Nicaso ha invece sottolineato l’importanza della legittimazione sociale, anche al Nord: “Le mafie - ha detto nel corso della presentazione del libro - sono patologie del potere, in molti altri posti fenomeni di criminalità organizzata sono scomparsi perché era violenza fine a se stessa. In Calabria invece sono state legittimate, sono stati utilizzati come fenomeno di controllo sociale. E al Nord hanno ottenuto la stessa legittimazione". Al Nord come al Sud, infatti, le mafie "hanno avuto la capacità di trasformarsi in agenzie di servizio. Quando al tempo della Cassa per il Mezzogiorno gli imprenditori del Nord sono venuti al Sud per gestire appalti, hanno legittimato i mafiosi: prima di aprire i cantieri andavano dal boss a offrirgli i servizi come quello della guardania, gli chiedevano di indicare gli operai. E quando sono andati al Nord sono andati con la stessa arroganza".
Ma la colpa di questa diffusione della criminalità al Nord è stata colpa del soggiorno obbligato, come si è detto tante volte? "No - ha chiarito Nicaso - quella è stata una favola a cui si è voluto credere per tanto tempo. Il soggiorno porta i predatori, ma le fasi successive sono quelle collusive e simbiotiche, e oggi siamo nella fase simbiotica. Questo rapporto è simile a quello del pesce con l’acqua ed è per questo che è stato difficile accettare questa situazione, e anche perché per moltissimo tempo molti politici hanno negato la presenza delle mafie e hanno detto 'si ci sono i mafiosi ma non c’è l’organizzazione'. Ma adesso c'è una presenza che non è neanche un’infiltrazione, quella è una parola autoassolutoria, noi siamo andati oltre".

Presente sul palco anche il procuratore di Vibo Camillo Falvo: "La mafia al Nord secondo me - ha detto Falvo - nasce come una mafia di secondo livello, che ricicla, e questo la rende meno riconoscibile. Qui dove controllano il territorio è più facile riconoscerlo, al Nord, dove invece c’è una mentalità più imprenditoriale, dove l’imprenditore ha necessità di raggiungere il profitto, non si pone il problema di dove può arrivare il denaro". E sul ritardo nel riconoscere la presenza della 'ndrangheta in altre regioni d'Italia: "Io non credo che il ritardo sia solo della base sociale, ma sia un ritardo colpevole di tutti. Anche per la stessa magistratura che era in difficoltà: io sono stato esperto formatore sulla criminalità organizzata alla scuola di magistratura e colleghi del Nord, anche che avevano fatto processi di mafia importanti, ci spiegavano che avevano difficoltà a riconoscere il paradigma. Capire che il mafioso non ha bisogno di minacciare per raggiungere l’obiettivo per noi è facile - ha concluso Falvo - mentre per un magistrato del Nord diventa un po’ più difficile".
