"La grave pandemia ha messo a nudo un sistema inadeguato, incapace di assicurare risposte appropriate tali da poter garantire i livelli essenziali di assistenza". Esordisce così il Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana (Sumai), principale sindacato di area raggruppante il 90% degli specialisti territoriali, evidenziando l’urgente utilizzo di nuove risorse per sanità territoriale pubblica. Il caso Calabria è divenuto un caso nazionale e la circostanza diventa essa stessa un’occasione unica che ci spinge a ripensare una nuova sanità per la regione.

Secondo il Sumai infatti "vi sarebbero pericolosi tentativi campanilistici che spingerebbero i decisori politici alla riapertura di ospedali chiusi senza considerare le esigenze di salute del cittadino-paziente, quando in realtà basterebbe procedere nella riconversione in case della salute dei dismessi presidi ospedalieri per costruire un sistema di sanità territoriale efficace, capace di soddisfare la domanda di salute proveniente dai territori". In tutto ciò il potenziamento della specialistica ambulatoriale interna "è un atto programmatico strategico valido sia per l’abbattimento delle liste d’attesa che per la gestione domiciliare dei malati cronici complessi".

Il finanziamento dedicato dalla normativa nazionale (DL 14/2020) al potenziamento della medicina territoriale, costituisce "un’opportunità unica che non possiamo rischiare di perdere per inerzia o ingiustificabile inoperosità". Il Sumai si dichiara in quanto tale fiducioso e disponibile a lavorare intensamente per il rilancio del territorio e a tal proposito giudica positiva sin da subito l’intesa stabilita con il direttore del distretto sanitario unico di Vibo Valentia dottore Raffaele Bava e con il direttore sanitario Matteo Galletta. I giorni successivi saranno dedicati alla predisposizione di un piano d’intervento condiviso per lo smaltimento di migliaia di prestazioni di diagnostica strumentale e di visite mediche specialistiche sospese per via dell’emergenza Covid 19.