Un sistema di protezione capillare, fatto di identità prestate, rifornimenti costanti e comunicazioni criptate. I carabinieri del ROS, supportati dai comandi di Catanzaro e Reggio Calabria, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Genova contro tre persone, ritenute i "motori" della latitanza ligure di Pasquale Bonavota.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Genova, nasce dall’analisi del materiale sequestrato nel covo dove Bonavota fu catturato nell’aprile del 2023. Da quei documenti è emersa la struttura logistica che ha permesso al presunto esponente apicale della cosca di Sant’Onofrio di vivere nell’ombra dal 2018, nonostante le imponenti operazioni di ricerca.

I tre destinatari della misura cautelare, tutti già detenuti per altre vicende, sono accusati di favoreggiamento personale aggravato dal metodo mafioso. Ecco i profili delineati dagli inquirenti:

  • Antonio Serratore (51 anni, nato a Vibo Valentia): viene considerato il punto di riferimento per il quotidiano. Avrebbe garantito la consegna di cibo e medicinali e, nel giugno 2022, avrebbe portato personalmente a Genova un cellulare dedicato esclusivamente alle comunicazioni protette. A lui sono riconducibili anche invii di denaro tramite circuiti internazionali.
  • Domenico Ceravolo (48 anni, nato a Torino): avrebbe "prestato" la propria identità. Secondo l'accusa, ha fornito copia della carta d’identità e della tessera sanitaria, permettendo al latitante di circolare e gestire le proprie necessità quotidiane sotto mentite spoglie.
  • Rocco Spagnolo (59 anni, nato a Siderno): si sarebbe occupato della parte immobiliare, attivandosi già nel 2020 per trovare la sistemazione abitativa a Genova e incontrando il latitante in luoghi pubblici del capoluogo ligure per pianificare la sicurezza del nascondiglio.

Un labirinto giudiziario

L'indagine si intreccia con il complesso percorso processuale di Pasquale Bonavota. Coinvolto inizialmente nella maxi-inchiesta "Rinascita Scott", Bonavota ha visto cadere diverse accuse nei gradi di appello, passando da pesanti condanne ad assoluzioni che hanno cancellato la qualifica di condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

Tuttavia, la rete di supporto scoperta dal ROS dimostra come, indipendentemente dall'esito dei processi principali, la struttura logistica della 'ndrangheta sia stata capace di operare in trasferta, trasformando la città di Genova in un porto sicuro per una delle latitanze più lunghe e discusse degli ultimi anni. Oltre ai tre arrestati, risultano indagate altre sei persone, perquisite all'alba dai militari dell'Arma.