Allarme in Calabria: “Fondi agricoli usati come ammortizzatore sociale dai clan"
Nel mirino contributi percepiti senza titolo, irregolarità in sanità e opere pubbliche

La Corte dei Conti della Calabria evidenzia un uso illecito dei contributi pubblici, in particolare quelli agricoli, spesso percepiti da soggetti senza titolo e talvolta collegati alla 'ndrangheta. Lo ha dichiarato il procuratore facente funzioni Giovanni Di Pietro, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Secondo Di Pietro, la frode colpisce soprattutto fondi europei, sottraendo risorse all’economia sana della regione. Settori particolarmente esposti sono l’agricoltura – con indebite percezioni a danno dell’Arcea – la sanità, dove emergono irregolarità in accreditamenti, appalti, assenteismo e attività extraistituzionali di medici e docenti universitari senza autorizzazioni, e le opere pubbliche.
Tra i casi più rilevanti, la Corte segnala la mancata realizzazione della diga sul fiume Melito, con danno accertato di oltre 259 milioni di euro e spesa di oltre 102 milioni senza alcuna utilità per la collettività.
“Questi fenomeni non solo generano danno erariale, ma sottraggono risorse a chi opera correttamente – ha sottolineato Di Pietro – evidenziando l’urgenza di controlli e interventi mirati per tutelare l’economia sana della Calabria”.
