'Ndrangheta a Vibo, imprenditore ucciso nel '93: chiesti due rinvii a giudizio (NOMI)
Per l'omicidio dell'imprenditore Filippo Piccione, avvenuto a Vibo Valentia il 21 febbraio 1993, quasi trent'anni dopo la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per Salvatore Lo Bianco detto “U Gniccu”, 49 anni di Vibo Valentia, e per Rosario Lo Bianco detto Sarino, 53 anni di Sant’Onofrio. I due sono accusati di omicidio aggravato dalle modalità mafiose e dalla premeditazione. Il Gup del Tribunale di Catanzaro ha fissato l'udienza preliminare, per decidere se i due dovranno affrontare il processo o se la loro posizione deve essere archiviata, per il 3 marzo prossimo. L'indagine, portata avanti dal pm della Dda Annamaria Frustaci, è scaturita da un troncone della maxi inchiesta "Rinascita Scott".
Rispetto alla chiusura delle indagini (ne abbiamo parlato QUI) sono state stralciate alcune posizioni per cui, probabilmente, si procederà separatamente. Si tratta di: Michele Lo Bianco detto “u Ciucchi”, Domenico Lo Bianco, Leoluca Lo Bianco, classe ’59 detto “u Rozzu”, Paolino Lo Bianco, Vincenzo Barba detto “Il Musichiere”, Filippo Catania e Antonio Franzè. Sono sei invece le persone offese indicate dalla Distrettuale antimafia: oltre alla moglie e i due figli figurano anche il fratello e la sorella. Sono loro che, se vorranno, potranno eventualmente chiedere di costituirsi parte civile nel processo.
Le parole dei pentiti
Tra le fonti di prova utilizzate dalla Dda compaiono - oltre alle testimonianze delle persone informate sui fatti, le intercettazioni, le informative dei Ros dei carabinieri e non solo - anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Bartolomeo Arena.
L’omicidio con le maschere di carnevale
Secondo l'ipotesi investigativa l’omicidio - avvenuto la sera di carnevale sotto l'abitazione della vittima, a pochi metri da piazza Municipio - sarebbe stato deciso dai vertici della cosca Lo Bianco, attiva nella città di Vibo Valentia, che vollero vendicare la morte di Leoluca Lo Bianco, ucciso nelle campagne di Vibo l’1 febbraio 1992. Dalle investigazioni è emerso che i colpi di fucile che causarono la morte di quest’ultimo erano stati esplosi dall’interno di una proprietà di Filippo Piccione. Tale circostanza ingenerò, all’interno della cosca Lo Bianco, il sospetto di un coinvolgimento dell’imprenditore vibonese. Secondo gli inquirenti a sparare sarebbe stato Salvatore Lo Bianco (fratello di Leoluca), "accompagnato sul luogo del delitto dal cugino Nicola Lo Bianco" e "avendo entrambi il volto travisato da maschere di carnevale". Rosario Lo Bianco invece, secondo la Dda, "con Antonio Grillo (deceduto) fungevano da palo e avvertivano gli esecutori materiali in ordine agli spostamenti della vittima".
