Una corruzione che non agisce più in superficie, ma si muove come una rete capillare, sotterranea, capace di insinuarsi nei gangli dell’amministrazione e negli snodi economici del Paese. È il quadro che emerge dall’ultima analisi di Libera, diffusa alla vigilia della Giornata Internazionale contro la Corruzione, una mappa dettagliata di tutte le indagini di cui si è avuta notizia tra il 1° gennaio e il 1° dicembre 2025.

Il resoconto mostra un salto allarmante: 96 inchieste, il doppio rispetto alle 48 registrate nel 2024, e 1.028 le persone finite sotto indagine, contro le 588 dell’anno precedente. Tra queste figurano politici, amministratori, imprenditori, funzionari pubblici e figure legate alla criminalità organizzata. La maggior parte delle indagini riguarda Sud e Isole (48 casi), seguono il Centro (25) e il Nord (23).

Il coinvolgimento della politica e le aree più esposte

Nel mondo politico gli indagati sono 53, pari al 5,5% del totale: tra loro 24 sindaci. Campania e Puglia guidano la classifica regionale con 13 politici coinvolti ciascuna. Non meno significativo il dato territoriale: la Campania è in testa sia per numero di inchieste (18), sia per numero di indagati (219), mentre la Calabria segue con 141 persone coinvolte.

Le tipologie di reato spaziano dalle mazzette in cambio di false attestazioni — come certificati di residenza per ottenere la cittadinanza iure sanguinis o certificati di morte — agli appalti pilotati nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nelle opere pubbliche e in altri servizi essenziali. Non mancano casi di concorsi universitari manipolati, episodi di scambio politico-elettorale e indagini legate alle grandi opere, dove compaiono anche interessi mafiosi.

Secondo il dossier, la corruzione appare sempre più “organizzata e funzionale”, con ruoli ben definiti: dal dirigente compiacente al politico d’affari, fino al mediatore vicino ai clan.

Rispoli (Libera): “Non un’anomalia, ma un sistema che si adatta”

Per Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, la corruzione in Italia non rappresenta un’eccezione, ma “un meccanismo che assume forme diverse e si adegua ai contesti”. Un fenomeno che rischia di diventare un elemento accettato della normalità politico-amministrativa, con conseguenze gravi: “Si finisce per premiare i peggiori, alimentando rassegnazione e complicità”.

Corruzione e mafie, avverte Rispoli, prosperano soprattutto nel vuoto lasciato dall’indifferenza e dal disincanto.

Le proposte per invertire la rotta

Di fronte all’indebolimento dei presidi anticorruzione, Libera rilancia con la piattaforma “Fame di verità e giustizia”, che indica una serie di interventi ritenuti indispensabili:

  • Regole sul conflitto di interesse: una disciplina più rigorosa, considerata essenziale dopo l’abolizione dell’abuso d’ufficio.
  • Norme sul lobbying: maggiore trasparenza sull’attività di rappresentanza degli interessi.
  • Controllo sui finanziamenti politici: registri digitali e monitoraggio rafforzato di fondazioni, associazioni e campagne elettorali.
  • Etica e formazione: corsi universitari e professionali dedicati all’integrità pubblica.
  • Trasparenza amministrativa: accesso semplice e completo alle informazioni della PA.
  • Tutela dei whistleblower: strumenti più efficaci per la segnalazione di illeciti nel pubblico e nel privato.

Libera conclude con un messaggio netto: la corruzione non è un destino inevitabile. Istituzioni e cittadini possono ancora scegliere la via della trasparenza, della responsabilità e della giustizia sociale, per spezzare una spirale che rischia di diventare irreversibile.