Narcotraffico tra la Calabria e la Bolivia, la Cassazione: pene da rideterminare
La Suprema Corte, nell'ambito del processo Ulivo '99, ha disposto un nuovo Giudizio in cui dovranno essere rideterminate le pene, per i reati di importazione dello stupefacente, in accoglimento della richiesta avanzata dalle difese che avevano rilevato, in via subordinata, come le relative condanne erano intervenute nell’arco temporale in cui era vigente un regime sanzionatorio più grave, poi ritenuto illegittimo con la Sentenza n. 40 del 2019 emessa dalla Corte Costituzionale.
La decisione, assunta all’udienza odierna dalla Corte di Cassazione, riguarda la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nei confronti dei seguenti imputati giudicati con rito abbreviato: Marino Vallelonga (difeso dagli Avvocati Francesco Lojacono e Vincenzo Cicino), Demetrio Tripodi (Avv. Francesco Albanese), Pietro Bellucci (Avv. Stefano Idem), Salvatore Agostino (Avv. Adriana Fiormonti), quest’ultimo collaboratore di Giustizia, la cui condanna è stata però confermata per il reato di associazione mafiosa per il quale è stato ritenuto responsabile quale aderente al locale di ndrangheta di Gioiosa Jonica facente capo alla famiglia Jerinò. Conferma della pena anche per Ameduri Rocco (Avv. Leone Fonte), ritenuto responsabile del solo reato associativo finalizzato al narcotraffico, avendo ottenuto l’assoluzione nei precedenti gradi di giudizio per gli altri capi.
L’indagine, denominata “Ulivo 99”, avviata nel 2012 dalla Dda di Reggio Calabria e coordinata dall’allora Procuratore Aggiunto Dott. Gratteri, con la collaborazione della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga ed altri Organismi internazionali, si era avvalsa delle dichiarazioni rese dal collaboratore di Giustizia Agostino Salvatore, ed aveva condotto al sequestro di 392 Kg di cocaina presso il porto di Asunción (Paraguay) e di altri 70 Kg presso il porto di Rotterdam, abilmente occultati in containers e destinata ai componenti calabresi del sodalizio.
Ai vertici dell’organizzazione erano stati individuati Giuseppe Jerinò e Angelo Scuteri, che unitamente ad Antonio Di Giorgio, sono stati già condannati in primo grado dal Tribunale di Locri per gli stessi fatti in sede di giudizio ordinario.
