Una cornice di pubblico particolarmente attenta, quale segno di una comunità viva e aperta all’incontro, ha partecipato nella chiesa di Monterosso Calabro alla presentazione del volume “I vuti alla Madonna del Soccorso di Monterosso Calabro. Pani-dolci, spicanardi e santini popolari”, edito da “Progetto 2000 .

Una pubblicazione che porta la firma del ricercatore e giornalista Pino Cinquegrana, un’ autorità nel settore dello studio  delle tradizioni popolari, che da decenni segue con la sua penna odorante di inchiostro la   Calabria della tradizione, delle mille diaspore, della speranza, della vita e della fede. La Calabria che fa memoria e che getta ponti verso il futuro e verso la speranza. Da qui anche  l’assegnazione del premio dedicato alla memoria  del padre missionario scalabriniano Maffeo Pretto, autore di diversi volumi sulla pietà popolare. Il riconoscimento è stato istituito dall’Universitas Vivariensis, presieduta dall’editore Demetrio Guzzardi e dal Centro studi “mons. Scalabrini” Calabria, di cui è responsabile Antonella Natale, che ha consegnato il premio all’autore nella parte conclusiva della serata.

Durante l’evento sull’opera dedicata alla Madonna del Soccorso hanno dialogato con Cinquegrana l’editore Demetrio Guzzardi, il critico d’arte e docente universitario Pasquale Lettieri, il giornalista Vincenzo Varone e il medico Antonio Capomolla. Gli intermezzi musicali sono stati curati dalla nota e apprezzata violinista di fama internazionale Ilenia Didiano.

Sull’opera, realizzata dalla Pro Loco di Monterosso Calabro -  di cui è presidente Domenico Capomolla che ne ha curato la premessa e che nell’occasione ha portato il saluto degli organizzatori dell’iniziativa nata   nell’ambito degli eventi culturali dei  “Cenacoli monterossini” – ha scritto la prefazione il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo, oggi emerito, per il quale “accostarsi al mondo popolare apre orizzonti a cui oggi, purtroppo, ci stiamo disabituando, ingolfati come siamo in una globalizzazione pseudo-culturale che ci sta disincarnando da ciò che appartiene all’anima stessa di ogni calabrese e non solo. E di come sia radicato questo patrimonio religioso identificativo nel cuore dei calabresi si evince, peraltro, anche  - afferma il presule - dalla passione con cui i nostri emigrati di fine Ottocento-primo Novecento e tutti gli altri che si sono susseguiti, hanno saputo mantenere senza cedimenti le proprie convinzioni, impiantando dovunque si sono stabilizzati le usanze e le tradizioni dei paesi di provenienza, come hanno fatto ad esempio proprio i monterossini a S. Isidoro in Argentina”. Alla fine della serata gli organizzatori hanno omaggiato, con la  riproduzione di alcuni luoghi simbolo, particolarmente  suggestivi, del paese,  il parroco e  i relatori.

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