"Non favorì la latitanza di Salvatore Tripodi", 69enne di Zambrone assolto in Appello
La Corte di Appello di Catanzaro ha assolto Francesco Muggeri, 69 anni di Zambrone, dal reato di favoreggiamento personale nei confronti di Salvatore Tripodi, 48 anni, ritenuto esponente di spicco dell'omonimo clan di Portosalvo.
L'arresto. I fatti risalgono al 30 luglio del 2015, allorquando i Carabinieri della Compagnia di Tropea e della Stazione di Zungri procedevano all’arresto di Salvatore Tripodi, il quale si era reso latitante perché era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro. Lo stesso venne rintracciato in località Madama di Zambrone all’interno di un’abitazione di proprietà di Muggeri che secondo la ricostruzione investigativa, era stata scelta come rifugio dal Tripodi. Da qui l’arresto del 69enne per il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa riferibile ai Tripodi.
L'iter giudiziario. Il Tribunale di Vibo Valentia, all’esito del processo di primo grado ha condannato l’imputato alla pena di un anno di reclusione, escludendo l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. L’avvocato Giuseppe Bagnato, difensore dell’imputato, ha proposto appello sostenendo che non vi erano elementi sufficienti per l’attribuzione della responsabilità al Muggeri, il quale non era mai stato notato dai Carabinieri nei pressi di quella abitazione di sua proprietà, sottoposta a monitoraggio dagli investigatori. Inoltre, lo stesso imputato nel corso dell’esame aveva dichiarato di recarsi presso quell’abitazione solo raramente, allorquando era necessario effettuare dei lavori di manutenzione.
Assolto il fratello del pentito. La Corte di Appello ha accolto la tesi della difesa e ha assolto l’imputato per non aver commesso il fatto. Con la stessa sentenza i giudici di secondo grado hanno confermato l’assoluzione di Francesco Moscato, 27 anni, fratello del collaboratore di giustizia Raffaele, nei cui confronti il pm aveva proposto appello. Moscato è stato difeso dagli avvocati Anselmo Torchia e Domenico Anania.
