Un business alimentato negli anni che fatica a resistere. La permanenza dei migranti nei Centri di accoglienza straordinari, specie quando si tratta di minori non accompagnati, rischia di evaporare. Ma coloro i quali se ne sono presi cura nel tempo, puntano a rinviarne il trasferimento, nella speranza di mantenere in vita un sistema destinato altrimenti a dissolversi in pochi mesi. Questa premessa permette di comprendere i dissidi, divenuti poi atti di gentilezza ed, infine, forse, strette di mano, successivi alla decisione della dirigente del settore a palazzo “Luigi Razza” di svuotare dei minori i Cas situati sul territorio provinciale per destinarli nei centri di prima e seconda accoglienza, a quanto pare, in Sicilia. Prassi scontata, nel passaggio dal regime emergenziale a quello ordinario. Scelta che dovrebbe essere seguita da atti precisi per i quali i funzionari del Comune capoluogo hanno avviato l’iter. La decisione, però, ha spinto i presidenti delle Cooperative a chiedere una sorta di “proroga” che potesse salvare qualche posto di lavoro per alcuni mesi ancora. Tentativo che - non è affatto detto - debba andare a buon fine. A quanto pare, gli uffici avrebbero già individuato e concordato con i Cas stessi le date per lo spostamento dei migranti. Spostamento in direzione dei centri attrezzati a gestire questa fase successiva a quella che segue immediatamente lo sbarco. La prospettiva è inevitabile considerato che, sul territorio, non ci si è organizzati a sufficienza per evitare che i migranti, i quali muovono cifre considerevoli, in termini di risorse, potessero a loro volta migrare presto altrove.


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I Cas, infatti, da queste parti, non sono stati convertiti in linea di massima in Sprar. Di conseguenza, da quando gli sbarchi si sono assottigliati fino a cessare del tutto, il numero dei minori non accompagnati nelle Cooperative del territorio è andato a diminuire fino a ridursi a pochissime decine. Da qui la necessità di strappare qualche proroga che consentisse di racimolare ancora i fondi destinati per sovvenzionare un “giro” di fondi, anzitutto, che ormai appare al lumicino. D’altronde, non si può trasformare in ordinario, un sistema, studiato per fronteggiare esclusivamente l’emergenza sbarchi per poche settimane. Il processo di integrazione dei migranti deve essere gestito tramite strutture adeguate. Ed i Cas non lo sono. Certo, gli interessi restano enormi. Basti pensare che, solo per l’ultimo trimestre del 2017 alla Prefettura erano state avanzate dai Centri d’accoglienza risorse per 2,2 milioni di euro e che quelle assegnate, tramite una determina del Comune, ammontano ad 1,8 milioni. Quattrini che farebbero gola a chiunque, specie in una terra ad alto tasso di disoccupazione, dove i naufraghi, paradossalmente, hanno cercato rifugio senza sapere di essere, a loro volta, una risorsa anzitutto economica per altri disperati.