Il Riesame non accoglie la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa del presunto boss che lamenta problemi di claustrofobia. Il capo del clan degli Zingari resta così al 41 bis

Una prospettiva sempre più buia per Maurizio Rango. Il "padrino" del clan di Cosenza centro – l’uomo che secondo la Direzione distrettuale antimafia ha governato incontrastato, negli ultimi anni, i traffici illegali in tutta l’area urbana – dovrà rimanere in carcere. E per giunta al regime del 41bis. La battaglia legale intrapresa dal suo legale, Antonio Sanvito, condotta a suon di perizie per accertare o meno la patologia lamentata dal presunto capo del “Clan degli zingari” (e cioè la claustrofobia), può considerarsi conclusa. Ma con esitpm-pierpaolo-bruni_01o negativo per quanto riguarda la posizione di Rango. Proprio oggi, il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha rigettato la richiesta di scarcerazione per motivi di salute che ha caratterizzato lo scontro tra accusa e difesa nel corso di diverse udienze. A sostenere le ragioni dell’accusa, il sostituto procuratore della Distrettuale antimafia di Catanzaro, Pierpaolo Bruni (foto sopra), uno dei protagonisti della lotta alla criminalità organizzata sul territorio provinciale cosentino e non solo.

Un impegno, quello condotto dall’Ufficio requirente governato da Giovanni Bombarbieri, procuratore aggiunto del capoluogo di regione, che ha consentito di assestare pesanti colpi alla malavita bruzia, al punto da indurre diversi esponenti apicali delle consorterie dominanti a Cosenza e dintorni a scegliere la via della collaborazione ed intraprendere un nuovo percorso al fianco di chi è schierato, da sempre, nel contrasto a ogni forma di illegalità. In particolare, a pentirsi sono stati di recente Adolfo Foggetti – uomo di punta del clan capeggiato proprio da Maurizio Rango – e lo stesso Franco Bruzzese, padrino della malavita riconducibile al “Clan degli zingari” governato in tandem con lo stesso gruppo Rango-Lamanna. (ppcam)