Giornalisti intercettati dall'editore nelle loro postazioni di lavoro.

E' quanto sarebbe emerso a seguito di un'indagine coordinata dalla Procura di Vibo Valentia e condotta dalla Digos della Questura, con il supporto degli agenti della Squadra Mobile e della Divisione anticrimine, che hanno proceduto al sequestro preventivo, emesso dal gip, di beni per un valore di circa 26.300 euro nei confronti dell'amministratore di una società editoriale multimediale con sede nel Vibonese e attiva sul territorio regionale.

L'attività di indagine è scattata sulla base delle dichiarazioni rese da alcuni giornalisti, dipendenti della società, secondo cui l'editore aveva installato, in prossimità delle postazioni di lavoro dei giornalisti, delle telecamere munite di microfono per captare le comunicazioni in prossimità delle postazioni di lavoro. Gli stessi giornalisti avevano aggiunto, inoltre che l'editore avrebbe fittiziamente ridotto l'orario di lavoro dei dipendenti del 30% ricorrendo alla cassa integrazione guadagni, per scaricare parte dei costi del lavoro sull'Inps, nonostante, di fatto, fosse stato mantenuto dai lavoratori interessati il consueto orario.

Concordando con la Questura di Vibo Valentia sul «pieno rispetto del diritto della persona sottoposta ad indagini e dell’imputato da non considerare colpevole sino alla condanna definitiva, come sancito dalla Costituzione», il segretario generale del sindacato dei giornalisti Figec Cisal, Carlo Parisi, esprime «forte sconcerto per i fatti emersi dalle indagini e piena solidarietà ai giornalisti coinvolti» auspicando che «sia fatta al più presto piena luce su una vicenda che, se confermata, apre inquietanti interrogativi sulla libertà dei giornalisti in redazione e sull’uso degli ammortizzatori sociali».