IL COMMENTO | Ultimi in tutto e il vizio di premiare i servi sciocchi
La riflessione di Vincenzo Varone sull'ultimo posto registrato dalla provincia di Vibo nel rapporto del Sole 24 Ore sulla qualità della vita
di VINCENZO VARONE
Ultimi. Ultimi in tutto. Accade, ormai da tempo e nessuno si scandalizza, perché nella vita ci si abitua a tutto anche a stare costantemente in coda. Ultimi e, quindi, costretti ad ubbidire e ad accettare senza battere ciglio le decisioni altrui: nella sanità, nei trasporti, nella politica, nella scelta dei mariti, delle mogli, delle amanti, sulle calze da indossare e sul colon da utilizzare. Costretti a dire “si” anche quando vorremo dire “no”, costretti dalla nostra condizione di sudditi perenni.
E tutto questo accade anche perché noi non abbiamo mai avuto negli ultimi anni, in questo luogo di anime vaganti, dei veri leader capaci di mettere da parte i propri interessi di bottega e di interessarsi veramente della sorte del popolo governato e dei veri condottieri capaci di portarci alla meta o quanto meno con il coraggio delle proprie azioni. Fin troppi, infatti, sono oggi i “capitani” in giro con i gradi in bella mostra ma scarsi nella stazza e nella sostanza che sanno sfoderare il proprio coraggio solo al momento dell’incasso.
Un fatto è certo. Qui la politica, la classe dirigente in genere, salva qualche eccezione, è composta solo da scolaretti ubbidienti desiderosi di non urtare le alte sfere e di non impensierire l’ordine generale delle cose. Una classe politica che sonnecchia e pretende che gli altri stiano svegli. Gli stessi cosiddetti intellettuali sono piegati agli interessi e agli ordini del potere costituito perché anche loro, come le altre categorie, di cui si è appena accennato, tengono famiglia e soprattutto figli da accudire e nuore da sistemare. Il resto può attendere. Il resto è fatto solo di coriandoli per distrarre l’attenzione d di qualche visita illustre strombazzandola ai quattro venti come evento irripetibile.
Il nostro provincialismo osceno in queste cose non conosce confini. Così come non conosce confine l’andante lento, il non decidere, l’attesa perenna di buone nuove e la straordinaria capacità di azzuffarsi anche per una misera postazione di potere. Ovvio che il risultato sia questo. Ovvio che qui si vada costantemente di male in peggio e che la qualità della vita raggiunga la coda della classifica, mentre tanti giovani sono costretti a scappare da questi luoghi dove regna ancora il compromesso e il malcostume di premiare non i meritevoli ma i servi sciocchi.
