Nella relazione del presidente della Corte d'appello  di Reggio Calabria Luciano Gerardis messe in evidenza alcune criticità: carceri a limite e processi a rischio prescrizione

340 maxi processi attualmente pendenti, quasi tutti per criminalità organizzata, ciascuno con almeno 10 detenuti. È uno dei dati emersi nel corso della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, iniziata con la relazione del Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis. Una partecipata cerimonia, ad ospitare la quale è stato quest’anno l’auditorium intitolato alla memoria del colonnello Cosimo Fazio, della scuola allievi carabinieri “Fava e Garofalo”. Presenti i massimi vertici locali e regionali delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, dell’amministrazione della giustizia e dell’ordine forense, in prima fila, tra gli altri il ministro dell’Interno Marco Minniti e Federico Cafiero de Raho, tornato a Reggio nella sua veste di Procuratore nazionale antimafia, dopo aver guidato fino a poche settimane fa la locale Procura della Repubblica.

La relazione. Diversi i temi affrontanti, nel corso dei vari interventi. “Il distretto reggino – ancora le parole di Gerardis - si connota fortemente anche per l'ampiezza del contrasto di prevenzione specialmente attraverso misure patrimoniali che incidono, spesso in maniera decisiva, sull'attività lucrativa delle cosche. Reggio Calabria - ha ricordato inoltre il presidente della Corte d’Appello - e' terza in Italia per valore di beni gestiti dall'amministrazione giudiziaria. Un fenomeno che determina uno straordinario aumento delle nuove iscrizioni in Corte di Appello, dove negli ultimi mesi si sono riversate decine di procedure, che in breve hanno portato a 196 le pendenze, di cui 93 procedimenti a carattere patrimoniale. Alto però, è quanto emerge ancora, il rischio prescrizione dei reati, alla luce della recente riforma in tema di impugnazione di pronunzie penali da parte del pm. «E' facile prevedere - ha detto Gerardis - che la nuova disposizione inciderà in modo dirompente su tempi di trattazione e durata dei procedimenti in grado di appello. La nostra Corte d'Appello infatti - ha chiarito Gerardis - ha già gravi problemi con l'attuale organico, peraltro attualmente scoperto parzialmente, a trattare tempestivamente i giudizi che, con flusso crescente, provengono dal primo grado al punto che l'attuale pendenza e' di oltre 6.000 procedimenti penali, di cui circa 130 di criminalita' organizzata con 59 maxi".

Carceri al limite della capienza tollerabile. Nella relazione del presidente Luciano Gerardis per l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Reggio Calabria, emergono i dati dei cinque istituti carcerari ubicati nella provincia di Reggio Calabria. Nell'istituto penitenziario di Reggio Calabria-San Pietro la capienza regolamentare e' di 184 posti, quella tollerabile e' di 260 posti. Al 30 giugno 2017 erano presenti 268 detenuti. Nell'istituto penitenziario di Reggio Calabria-Arghilla' la capienza regolamentare e' pari a 305 posti, quella tollerabile.e' di 382 posti. Al 30 giugno 2017 erano presenti 335 detenuti. Nella casa circondariale di Palmi "F. Salsone" la capienza regolamentare e' di 152 posti, quella tollerabile e' di 213 posti. Al 30 giugno 2017 erano presenti 167 detenuti. Nella casa circondariale di Locri la capienza ottimale e' di 89 detenuti, quella tollerabile e' di 129 detenuti. Al 30 giugno 2017 erano presenti 94 detenuti. Nella casa di reclusione di Laureana di Borrello al 30 giugno 2017 erano presenti 28 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 34 unita' e tollerabile di 68.

L'intervento di Minniti. Alla cerimonia sono presenti il ministro dell'Interno Marco Minniti e il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. Il presidente Gerardis ha anche ricordato le condizioni degli istituti penitenziari di Reggio Calabria, 'San Pietro' e Arghillà, in cui sono detenuti anche numerosi tossicodipendenti e stranieri, con capienze che superano il regolamento. «Nel 2017 abbiamo affrontato la minaccia terroristica tenendo insieme due principi fondanti: sicurezza e libertà. Chi dice che se una società deve essere più sicura deve rinunciare ad alcune libertà, questi sono cattivi maestri. La sfida del terrorismo per una democrazia è da vincere con gli strumenti della libertà. L'italia deve essere orgogliosa di avere risposto in questo modo a tali sfide così come a quelle delle mafie». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, che è intervenuto questa mattina all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Reggio Calabria.
Minniti ha voluto mandare anche un messaggio alla politica in vista delle prossime elezioni: «Sappiamo che le mafie votano e fanno votare. È importante che dalla politica arrivi chiaro segnale di rottura: quei voti non li vogliamo. La politica non può limitarsi, su questo terreno, a seguire quello che la magistratura ha già fatto. È troppo poco». «Quando le mafie condizionano il voto – ah chiosato il ministro - mettendo in atto un percorso di violenza che condiziona il principio primo della democrazia. Intervenendo nella formazione del consenso attentano alla democrazia dunque le mafie sono una minaccia alle democrazia di questo paese».