OPINIONI | Un piano di sviluppo per il Sud per combattere la pandemia
Cosa ci aspetta per il futuro più prossimo ai tempi del Coronavirus? Questa la domanda che ci si pone ogni giorno. La gente oggi oltre ad essere disorientata, è impaurita, ma non solo per il virus maledetto che ha prodotto lutti, dolore, solitudine, devastazione e con il quale a quanto pare - così almeno ci dicono gli esperti - dobbiamo imparare a convivere per anni , ma anche per quelle che inevitabilmente saranno le conseguenze sul fronte economico. Un dramma nel dramma per tutti, ma soprattutto per le popolazioni meridionali, dove le fragilità e le povertà sono pane quotidiano da tempo e dove la criminalità organizzata, con i suoi mammasantissima e di chi nei territori ne fa spavaldamente le veci, vestendo i panni ingannevoli della pia organizzazione benefattrice desiderosa di dare aiuto agli afflitti , non vede l’ora di entrare in azione, presentandosi come salvatrice e portatrice di manna dal cielo per chi è in difficoltà con un scopo sinistro ben preciso: catturare consensi e assoldare tra le sue fila nuove leve da “educare” alla violenza, al furto, ai loschi traffici e all’inganno. Da che mondo e mondo è stato sempre così. Il male è sempre in agguato dietro la porta, pronto a sfruttare il momento del vuoto, delle difficoltà dei popoli e della debolezza dell’uomo ferito e senza via d’uscita.
Ma andiamo avanti. Un altro aspetto da sottolineare è la necessità di attuare interventi seri, duratori e non solo assistenziali in grado di risollevare il Meridione che altrimenti rischia di sprofondare nell’abisso. Il dato di fatto più evidente è che oggi tante famiglie, dal momento in cui la pandemia ha bloccato ogni forma di attività non solo non sanno più a che santo votarsi e come fare per vestire la famiglia, ma neppure come muoversi per non far mancare ai propri figli il pranzo con la cena. Molti vivono questa condizione di disagio estremo nel più assoluto silenzio. Altri facendosi forza e coraggio si rivolgono alle parrocchie e alle strutture di volontariato che in qualche modo cercano di venire incontro alle esigenze primarie di chi è in difficoltà. Ma è chiaro che una situazione del genere non potrà durare a lungo. L’estate, intanto, è alle porte e per una regione, ad esempio come la Calabria, che vive anche di turismo, si prospetta un’annata durissima con molte strutture in affanno e tanti stagionali che rischiano giocoforza di rimanere a casa. L’altro ieri uno di loro ci ha manifestato il suo disagio e la sua preoccupazione con questa considerazione. “Si rischia di morire non solo per il Covid-19, ma anche per la disperazione. La condizione di chi non ha prospettive, credetemi, fa soffrire al pari di una malattia”.
Altre povertà sono, dunque, davanti a noi. Ed a queste bisogna aggiungere la storica assenza di lavoro dei nostri territori e le tante attività che rischiano di non riaprire: bar, ristoranti e negozi in primis. Un quadro di insieme drammatico che impone - al di là d elle troppe parole spese e del continuo e assillante bailamme in corso d’opera - un piano di azione di lungo respiro in grado di risollevare la debole economia del Sud nei fatti e nella sostanza. Un progetto di sviluppo serio, senza furbizie, dove ogni parte attiva della società, dovrà essere chiamata a recitare fino in fondo la sua parte, ma soprattutto un percorso di vera crescita per tutti, in grado di favorire il lavoro vero e duraturo, dove non dovrà essere consentito ai soliti profittatori - che negli anni si sono arricchiti alle spalle della povera gente e di tanti giovani pieni di speranza - di metterci le loro mani sudaticce e ingorde.
