Ha votato in Calabria poco più di un cittadino su quattro. Reggio la provincia con il dato più basso, Cosenza quella in cui si è votato di più

di TONINO FORTUNA

Lo scatto d'orgoglio non c'è stato. E' la fotografia deprimente di una regione rassegnata in un paese abulico quella scattata all'esito dello scrutinio referendario. Una Calabria rassegnata non tanto e non solo perchè si è guardata bene dal recarsi alle urne quanto e più di altre regioni meno coinvolte dal nodo trivelle - è già tanto che dopo giorni di silenzio ce l'abbia fatta il governatore a recarsi ai seggi – ma soprattutto dal momento che non ha colto l'occasione per reagire alla condizione di subalternità alla quale è stata relegata negli ultimi anni.

Il richiamo. Affollare i seggi avrebbe significato lanciare un monito a Roma, dare un segnale pur flebile di vita, chiarire che non tutti i soprusi politici possono passare sempre e comunque sopra le nostre teste a prescindere dai danni che comportano alcune decisioni dell'esecutivo più atipico che la storia recente ricordi.  Invece, ce ne siamo rimasti in pantofole, dinanzi al televisore. Abbiamo approfittato delle temperature estive per una passeggiata in spiaggia. Abbiamo preferito le trasmissioni domenicali, ignorando il richiamo della democrazia.

Lo strano commento di Renzi. Uno squillo di tromba difficile da cogliere per la verità se anche il Premier esorta i cittadini a non votare. E quando i giochi sono fatti, dopo essersi schierato per l'astensione, sostiene di essere stato tra i pochi a fianco dei lavoratori delle piattaforme. Serietà e senso civico imporrebbero di recarsi ai seggi e votare no per salvaguardare i lavoratori delle piattaforme.

I sostenitori del Sì. Non meno comiche le reazioni dei sostenitori del Sì: tutti pronti ad accaparrarsi quel 32,1% di voti dopo aver constatato di non essere ancora nelle condizioni di costituire un'alternativa valida al Governo. Perchè l'esito del voto chiarisce pure questo aspetto: non c'è ancora nel paese una proposta capace di soppiantare quella renziana. Non ci sono altri leader capaci di evidenziare le contraddizioni del Premier. Ma sono discorsi d'altro tempi. Inutile, quindi, piangere sul latte versato. E allora limitiamoci a qualche numero significativo.

I dati calabresi. Alla Punta dello Stivale ha votato appena 26,69 per cento. Poco più di un elettore su quattro. In testa, si fa per dire, c'è la provincia di Cosenza dove alle urne si è recato il 29,95% degli aventi diritto. A seguire Catanzaro (29,64). Più staccate le province di Crotone (24,23%), Vibo Valentia (23,08%) e Reggio Calabria (22,20%). Numeri lontanissimi dal 50,32% registratosi in Basilicata. Il presidente della Regione ha detto di aver votato Sì. Lo ha fatto appena fuori dal suo seggio di San Giovanni in Fiore. Eppure da sinistra più di qualcuno gli ha rimproverato una campagna referendaria alla chetichella, condotta in un silenzio certosino fino a poche ore dall'apertura dei seggi.