Il muro di silenzio eretto da Claudio Carlomagno è crollato insieme alla terra che ricopriva il corpo di sua moglie. Dopo dieci giorni di mistero e il macabro ritrovamento dei resti della donna di origini calabresi Federica Torzullo, il titolare della ditta di scavi ha deciso di rendere la sua versione dei fatti. Nel primo pomeriggio di oggi, il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori e il sostituto Gianluca Pignotti entreranno nel penitenziario laziale per interrogare l'uomo, alla presenza del suo legale.

È stato lo stesso Carlomagno a sollecitare il colloquio prima dell'udienza di convalida del fermo. Una mossa che gli inquirenti leggono come un tentativo di collaborazione tardiva, forse mirata a ottenere benefici procedurali a fronte delle pesanti accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

Il corpo di Federica è stato rinvenuto ieri mattina dai Carabinieri in una fossa profonda oltre due metri, situata nell'area della ditta del marito. I dettagli dell'occultamento rivelano una fredda pianificazione: il cadavere era stato adagiato su uno strato di ghiaia drenante, una tecnica utilizzata probabilmente per assorbire i liquidi biologici ed evitare che i gas della decomposizione insospettissero operai e vicini.

La salma, rinvenuta in avanzato stato di decomposizione, è stata trasferita all'Istituto di Medicina Legale della Sapienza. L'autopsia, che potrebbe svolgersi già nelle prossime ore, dovrà stabilire con esattezza le cause del decesso, avvenuto presumibilmente nella notte tra l'8 e il 9 gennaio.

Gli inquirenti attendono ora che Carlomagno sciolga i nodi cruciali dell'inchiesta: si sospetta l'utilizzo di un'arma bianca, ma l'oggetto non è ancora stato rinvenuto. Il cellulare della vittima è sparito la mattina del 9 gennaio, quando i genitori di Federica hanno iniziato a cercarla invano.

La comunità di Anguillara resta sotto shock, in attesa che l'interrogatorio odierno metta fine ai troppi interrogativi che ancora avvolgono questa tragedia familiare.