Nel 2008 al capo di Cosa Nostra venne inasprito il carcere duro per aver intrattenuto una corrispondenza epistolare con Michele Bonavota di Sant'Onofrio

C'è anche un "capitolo" tutto calabrese, e vibonese in particolare,  nella vita di Bernardo Provenzano, il boss dei "Corleonesi" al vertice di "Cosa Nostra" deceduto oggi all'età di 83 anni all'ospedale San Paolo di Milano per un cancro alla vescica. Arrestato l'11 aprile del 2006 dopo 43 anni di latitanza, stava scontando la pena dell'ergastolo in regime di 41 bis nel carcere di Parma.

il boss Provenzano

Nel gennaio del 2008 il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) ha stabilito di applicargli anche la cosiddetta “sorveglianza particolare” per sei mesi che limita ulteriormente le possibilità di comunicazione con il mondo esterno. Era infatti accaduto che l'allora 40enne Michele Bonavota di Sant'Onofrio, paese confinante con Vibo Valentia, aveva intrapreso una corrispondenza epistolare con Bernardo Provenzano inviandogli anche un pacco contenente dei vestiti e dei libri. La Bibbia, in particolare, anche se "Binnu u tratturi" aveva sempre chiesto quella sequestratagli nel casolare al momento dell'arresto, piena di chiose e sottolineature.


La-Sacra-Bibbia


I libri ed i vestiti da Bonavota a Provenzano. Michele Bonavota, noto nel Vibonese soprattutto per il suo coinvolgimento nel 2000 nell'inchiesta "Bluff" su una maxitruffa alle assicurazioni (con processo "morto" con la prescrizione nel febbraio del 2015 a causa della cattiva organizzazione di alcuni dibattimenti che da anni a Vibo giravano a "vuoto" con continui rinvii) aveva spedito in cella a Provenzano anche la Divina Commedia. Ecco cosa testualmente "Binnu" Provenzano scrisse (errori di grammatica compresi) al vibonese Michele Bonavota nelle lettere spedite dal carcere: "Ora mi diti se ho letto la Divina Commedia. Si che l’ho letto, pure dove dici nel cammino di nostra vita mi sono trovato in una serva scura perche la dritta via sera smarrita. Poi per quanto riguarda l’aria, mene danno due ore al giorno, un’ora la mattina e un’ora di pomeriggio. Riguardi per l’età, per le miei 74 Anni, non mi lamento, principalmente per la Salute". . Ricevuta l’offerta da parte di Michele Bonavota di mandargli pantaloni e magliette, Bernardo Provenzano gli ha risposto: "Ringrazio anticipatamente il vostro gentile pensiero. Pantaloni misura 49, del resto non posso dirvi le misure perché non le so". Le tute, il boss della mafia siciliana ha però dovuto rifiutarle: "Neò 4, due estive e 2 invernali, e più di due non si possono tenere e in cella se ne può tenere una. Grazie, fate finta che me l’avete mandato".


carcere


Nel gennaio del 2008, dopo aver appreso che il Dap aveva deciso di inasprire il trattamento carcerario a Bernardo Provenzano, era stato quindi Michele Bonavota a scrivere ad un giornale on line "Città Nuove Corleonese". Ecco il testo della missiva inviata al direttore Dino Paternostro. "Gentilissimo dr. dino paternostro, sono Michele Bonavota da Vibo Valentia, vi scrivo avendo avuto modo di leggere il vostro articolo su Provenzano Bernardo, in quanto gli hanno aggravato il carcere duro, per aver avuto inquietanti rapporti epistolari con il sottoscritto. In tutta la corrispondenza sia nel carcere di Terni che di Novara non c'e' niente di inquietante, solo corrispondenza lecitissima, inviata ad una persona in avanzata età e ammalata. In quanto al pacco sequestrato alla censura si trattava di un piccolo pensiero per la santa pasqua 2007, ho inviato una divina commedia appena arrestato in quanto chiedeva la sua bibbia nella cella, e alcuni dizionari di italiano. Tutto lecitissimo. Erano lettere dettate ad una persona anziana. Porgo cordiali saluti. Michele Bonavota".

g.b.