Svolta giudiziaria nell'inchiesta sull'efferato omicidio di Giuseppe Gaetani, il 50enne freddato davanti alla propria abitazione la sera del 2 dicembre 2020. A sei mesi dal blitz che portò alle ordinanze di custodia cautelare, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha notificato l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gaetani — ritenuto vicino alla figura del defunto boss Leonardo Portoraro — fu vittima di un vero e proprio agguato militare. Un commando a bordo di un furgone affiancò l'auto della vittima mentre stava rincasando, esplodendo 14 colpi di pistola semiautomatica calibro 9x21. Un'esecuzione spietata che, per l'accusa, rientrava in una precisa strategia delle cosche locali per blindare il controllo criminale sull'intera Piana di Sibari.

Le indagini hanno fatto luce sull'inedita alleanza tra i "nomadi" e i Forastefano. Il delitto sarebbe stato ideato da Pasquale Forastefano, il quale avrebbe ottenuto il "via libera" e il supporto operativo di Nicola Abbruzzese. Fondamentali per la chiusura del cerchio sono state le dichiarazioni di Gianluca Maestri, oggi collaboratore di giustizia, che si è autoaccusato di essere l'esecutore materiale del delitto su mandato dei vertici dei due clan.

L’elenco degli indagati

Al termine dell'attività istruttoria, la DDA ha formalizzato le accuse nei confronti di quattro soggetti, ritenuti a vario titolo responsabili di omicidio premeditato, detenzione e porto abusivo di armi, con l'aggravante del metodo mafioso:

  • Pasquale Forastefano (alias “l’animale”), considerato il reggente della cosca Forastefano di Cassano allo Ionio. È indicato come l'ideatore e l'organizzatore del piano omicidiario.
  • Nicola Abbruzzese (detto “Semiasse”), capo della cosca degli "zingari". Avrebbe condiviso il progetto criminale fornendo un killer di propria fiducia.
  • Domenico Massa, indicato come braccio destro di Forastefano. Avrebbe fornito supporto logistico, mettendo a disposizione i locali per nascondere armi e mezzi, oltre a favorire la fuga del killer dopo l'agguato.
  • Gianluca Maestri, collaboratore di giustizia. Reo confesso, è indicato come l'esecutore materiale che ha fatto fuoco contro Gaetani.