Domenico "Mimmo" Bonavota è stato condannato a trent'anni di carcere dal Tribunale di Vibo Valentia nell'ambito del processo "Rinascita-Scott". La sentenza rappresenta una delle più severe inflitte durante il procedimento di primo grado, celebrato con rito ordinario. Le motivazioni dei giudici, rese pubbliche dopo mesi di attesa, hanno delineato un quadro dettagliato della sua posizione all'interno della consorteria criminale.

Secondo le testimonianze, Bonavota emerge come il principale "dominus" del territorio di Sant’Onofrio, assumendo un ruolo preminente anche a causa dell'assenza del fratello Pasquale, costretto a risiedere a Roma. Questo status era noto anche agli altri gruppi criminali, come emerso da una conversazione intercettata tra membri del clan Piscopisani durante la faida contro i Patania, in cui Bonavota aveva fornito supporto ai Piscopisani.

Mimmo Bonavota è stato latitante fino al 14 dicembre 2016, quando è stato arrestato grazie alla localizzazione del suo telefono. Tuttavia, è tornato irreperibile dopo la scarcerazione l'11 dicembre 2017, per poi essere nuovamente individuato e sottoposto a sorveglianza speciale nel luglio 2018. Dopo aver evaso nuovamente, è stato catturato il 5 agosto 2020.

Le indagini hanno rivelato che Bonavota cambiava frequentemente utenze telefoniche per evitare la cattura, ma gli investigatori sono riusciti a rintracciarlo grazie alla sua abitudine di contattare numeri noti e al suo peculiare stile di messaggistica.

Il collaboratore di giustizia Andrea Mantella ha fornito ulteriori dettagli sulle dinamiche interne alla cosca Bonavota, descrivendo Domenico come il "capo 'ndrangheta militare" e attribuendogli numerose azioni criminali, inclusi omicidi per affermazione territoriale. Mantella ha anche delineato la struttura della cosca, con Domenico Bonavota, i fratelli Pasquale e Nicola, lo zio Domenico Cugliari, e Francesco Fortuna ai vertici.

La testimonianza di Mantella ha confermato la rilevanza e l'operatività costante della cosca Bonavota nella provincia di Vibo Valentia fino al suo arresto nel 2011, sottolineando l'importanza di Mimmo Bonavota nel mantenimento degli equilibri criminali locali.