Il diktat è arrivato a tutte le postazioni del 118 in provincia di Vibo. Perentoria la richiesta: dirottare i pazienti con traumi altrove, vista l'attuale situazione del reparto di Ortopedia dello Jazzolino di Vibo, che non sarebbe in grado di gestire fratture a causa della mancanza di anestesisti. Una circostanza però smentita dall'Azienda sanitaria provinciale di Vibo, che, attraverso la Direzione dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia, interviene per smentire con fermezza le notizie circolate e riguardanti un presunto blocco dei ricoveri per i pazienti traumatizzati. La struttura vibonese precisa che il servizio non ha subito alcuna interruzione e continua a rispondere alle esigenze dell'utenza compatibilmente con le risorse disponibili.

“A dimostrazione dell’operatività del reparto, la Direzione cita casi concreti di emergenza indifferibile affrontati con successo. Un esempio emblematico è quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, 12 gennaio 2026, quando un paziente con una gravissima ferita alla mano causata da una motosega è stato trattato prontamente presso l’ospedale cittadino, senza che fosse necessario alcun trasferimento in altre strutture”.

L'Azienda chiarisce inoltre come la gestione dei soccorsi segua rigorosamente i protocolli nazionali e regionali: i casi che richiedono interventi multidisciplinari (chirurgia toracica, neurochirurgia o radiologia interventistica), specialità non presenti nello "Spoke" di Vibo Valentia, vengono inviati direttamente agli Hub di riferimento. Solo in caso di instabilità emodinamica il paziente viene stabilizzato temporaneamente allo Jazzolino. Per le patologie meno urgenti, il SUEM 118 indirizza i pazienti valutando la distanza e, soprattutto, la disponibilità dei posti letto per garantire un percorso di cura completo.

"I dati ufficiali confermano una pressione assistenziale elevatissima: il tasso di occupazione dei posti letto è attualmente superiore al 100%, con una platea composta interamente da pazienti traumatizzati. La tenuta del sistema è supportata dall'analisi dei registri operatori e dal costante flusso di attività in Pronto Soccorso, che confermano come il personale sanitario non abbia mai rifiutato l'erogazione di alcuna prestazione necessaria".