Il peperoncino calabrese deve competere con quello cinese: "Serve marchio IGP"
Il Consorzio dei produttori calabresi, con il supporto di Cia-Agricoltori Italiani, ha presentato quest'oggi il disciplinare per il riconoscimento IGP (Indicazione geografica protetta) del peperoncino di Calabria. Una richiesta nata dalla necessità valorizzazione il peperoncino calabrese e competere meglio in un mercato dominato dal suo omologo cinese, di bassa qualità e con minori garanzie igienico-sanitarie. La presentazione è avvenuta all’Accademia del peperoncino di Diamante, nel Cosentino, alla presenza della dirigente del Mipaaf, Roberta Cafiero, dell’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, e di Fulvia Caligiuri, senatrice membro della commissione Agricoltura.
“Il nostro peperoncino – spiega la Cia in una nota - è poco tutelato dal dumping estero. Se ne importano, infatti, più di 2 mila tonnellate (prevalentemente, Cina), dai bassi standard qualitativi e con prezzi assolutamente inferiori rispetto a quelli di mercato, che ne viene stravolto, non permettendo al settore di svilupparsi. La produzione italiana, pur di elevatissima qualità, non è attualmente in grado di soddisfare la domanda nazionale: il nostro Paese non copre più del 20% del suo fabbisogno (400 tonnellate, circa). Il prodotto cinese ha un prezzo di circa 3 euro contro i 15 del costo medio italiano e ciò dipende dai maggiori costi di produzione del peperoncino nazionale, che viene rigorosamente selezionato, raccolto a mano e infine trasformato con l’impiego di tecniche d’avanguardia. L’analogo prodotto cinese è, invece, risultato di tecniche di raccolta e trasformazione molto grossolane”.
