L’inchiesta “Bononia Gate”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bologna, segna un nuovo, decisivo punto a favore dello Stato. Nelle prime ore di ieri, oltre 50 operatori della Polizia di Stato e della DIA hanno dato esecuzione a decreti di sequestro preventivo che colpiscono il cuore economico di un'organizzazione criminale radicata in Emilia Romagna ma con solidi legami in Calabria, Lombardia e Lazio.

Il colpo sferrato dagli inquirenti riguarda beni per un valore di centinaia di migliaia di euro. Nello specifico, i sigilli sono scattati per una villetta di pregio situata nella rinomata località turistica di San Felice Circeo (Latina) e un’azienda di calzature con sede legale a Bologna, ma capillarmente diffusa sul territorio calabrese con punti vendita attivi a Lamezia Terme, Catanzaro e Vibo Valentia.

Il sequestro del compendio aziendale comprende non solo i negozi, ma anche capannoni, beni strumentali, quote sociali e diversi conti correnti, ora affidati a un amministratore giudiziario.

Al centro dell’indagine figurano cinque nuove denunce. Gli accertamenti patrimoniali hanno permesso di individuare tre prestanome, accusati di concorso in trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio. Insieme a loro, sono stati deferiti all'autorità giudiziaria due «manovratori», menti dietro l'operazione finanziaria.

Secondo la ricostruzione del pm Marco Forte, l’azienda di calzature era gestita fittiziamente dai prestanome ma restava nella piena disponibilità dei vertici del gruppo. Tra i nomi chiave emerge quello di Antonino Cernuto, ritenuto dagli inquirenti uno dei capi dell'organizzazione e figura di collegamento con le storiche cosche della 'ndrangheta reggina, i Piromalli e i Molè.

La svolta che ha portato ai sequestri odierni è maturata dopo l'analisi dei dispositivi informatici (smartphone e tablet) sequestrati lo scorso ottobre, quando l'operazione portò all'arresto di 8 persone. Gli specialisti della DIA e della Polizia hanno incrociato flussi finanziari e transazioni, scoprendo come i proventi illeciti derivanti da truffe, bancarotte e indebite percezioni di fondi pubblici venissero "ripuliti" attraverso l'attività commerciale e l'acquisto di immobili di lusso.

L'inchiesta, nata nel 2021 dalla denuncia della società Aeroporto di Bologna per la gestione dei parcheggi limitrofi allo scalo, punta ora a smantellare definitivamente il sistema di reimpiego dei capitali sporchi nel circuito dell'economia legale.