Comune, nasce il gruppo "Progressisti per Vibo"
Antonio Lo Schiavo, Loredana Pilegi e Rosario Tomaino non fanno più parte, da ieri, del gruppo consiliare del Pd
Da tempo si avvertiva un certo allontanamento, che alla fine è stato formalizzato. Antonio Lo Schiavo, Loredana Pilegi e Rosario Tomaino non fanno più parte, da ieri, del gruppo consiliare del Pd. A determinare la "scissione" è stata, soprattutto, la divergenza delle linee politiche, che vede contrapporsi la maggioranza del partito, tutta renziana, dalla minoranza riformista che fa riferimento a Roberto Speranza e a Massimo D'Alema.
Le ragioni. “Abbiamo formalizzato una situazione di fatto che si trascinava da troppo tempo – ha detto Lo Schiavo in conferenza stampa - ed il motivo principale è un’esigenza di coerenza col programma amministrativo che abbiamo presentato agli elettori e che aveva raccolto quasi il 40%”. L'obiettivo è quello di allargare il centrosinistra. “Alle elezioni – ha sottolineato ancora - rappresentavamo una coalizione ampia che tentava di aprirsi alla società civile”. Per questo “ho tentato di fare in modo che l'opposizione fosse unità in un unico gruppo consiliare”. Inizialmente tutto sembrava funzionare. Ma dopo “il dibattito si è spostato tutto all'interno del Pd. Si è parlato troppo di lotte di correnti, e poco della città – ha tuonato Lo Schiavo - con un chiaro indebolimento del nostro ruolo”. Da qui l'esigenza di “correggere il tiro”. Perchè “essere forti nel partito non significa essere forti nella società e nell’elettorato. Questo è il rischio che vedo nel Pd. Nessuno disconosce che quel partito è il motore del centrosinistra ma in città siamo su un binario morto, servono meno prove di forza e più apertura e inclusività . Altrimenti si va a sbattere come già molte volte accaduto”. Parole simili a quelle di Loredana Pilegi: “Stare uniti non aveva più senso. Ora ripartiamo con questo gruppo, improntato ad una incisiva azione amministrativa, pur dall’opposizione”. Toni concilianti quelli di Rosario Tomaino che ha parlato della “prosecuzione di un progetto politico che vedeva in Lo Schiavo la guida. Non ho potuto fare a meno di notare – ha concluso - come la discussione si fosse spostata solo sui problemi interni al Pd. Nel gruppo si parlava molto poco dei veri problemi della città”.
