La Corte di Cassazione ha deciso di confermare il sequestro di quasi 800mila euro di beni alle persone indagate nell'ambito dell'inchiesta sull'acquisto del palazzo dell'Aterp di Vibo Valentia. I giudici hanno respinto il ricorso dell'ex assessore regionale Pino Gentile e dell'ex commissario dell'Aterp di Vibo Antonino Daffinà che rispondono di truffa aggravata. Il sequestro dei beni era stato già confermato dal Tribunale di Vibo il 9 settembre dello scorso anno. Decisione contro la quale i due indagati si erano rivolti alla Cassazione. Alla base della decisione dei giudici,  l'ipotesi di "una serie di abusi, omissioni, falsi, artifici e raggiri da parte di pubblici funzionari e di privati finalizzati – rimarca la Cassazione - a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Dgs srl, società aggiudicataria della gara indetta per l'offerta dell'immobile da locare all'Aterp di Vibo Valentia, poi alla stessa venduto".

Nell'inchiesta sono coinvolti anche l'imprenditore Nazzareno Guastalegname, 68 anni, di Stefanaconi e Antonino Stagno, 46 anni, di San Calogero, per aver “attestato falsamente attestato di essere legali rappresentanti di una S.r.l. che si assumeva proprietaria dell'immobile ed invece era allora ancora inesistente".

La ricostruzione. La vicenda ebbe inizio il 22 settembre 2010 quando l’allora direttore generale dell’Aterp di Vibo Valentia mise in atto “un’indagine conoscitiva di mercato finalizzata alla locazione e o acquisto di un immobile da adibire a sede dell’azienda”. Ne venne fuori una gara conclusa nel dicembre dello stesso anno con l’aggiudicazione definitiva della locazione ad una Srl del territorio costituita appena un mese prima. “Tale società – si scrive nel decreto di sequestro -non era allora proprietaria dell’immobile locato”. Proprietà “acquisita solo qualche minuto prima che lo stesso immobile fosse rivenduto all’Aterp”. Ovvero, il 20 agosto 2014. Ma l’offerta, secondo il giudice per le indagini preliminari, “proveniva da un soggetto privo del necessario requisito”.

L’acquisto dell’immobile. La vicenda era entrata nel vivo nel novembre 2011 quando era subentrato il nuovo commissario dell’Aterp Antonino Daffinà il quale, scrivono gli inquirenti, “già dal 2010 si occupava in proprio e comunque nell’interesse di società che di fatto rappresentava, dell’acquisto dell’immobile da adibire a sede dell’Aterp”. Passava ancora un anno e, nell’ottobre 2012, l’Aterp di Vibo Valentia inoltrava la richiesta per l’acquisto dello stabile. “La proposta non superava – sottolinea il gip – il vaglio regionale”. Vicenda archiviata? Neanche a pensarci. Nel luglio 2013, infatti, la Regione avviava l’Iter per il finanziamento di programmi edilizi delle Aterp attraverso attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, recupero di alloggi non utilizzabili e nuovi programmi edificatori. Nel settembre di quello stesso anno, cambiava il dirigente del settore Lavori pubblici. Tra dicembre 2013 e gennaio 2014, l’Aterp di Vibo riproponeva l’acquisto della sede. Nel marzo 2014 la Giunta regionale approvava le modifiche alla precedente delibera e stabiliva che le risorse potevano essere assegnate a seguito della presentazione “di Piani di azione da parte dei commissari delle Aterp anche in relazione ai programmi di regolarizzazione e valorizzazione del patrimonio”. La decisione “appare il prodotto di una prospettazione – sottolinea il gip – parziale e mistificatoria”. All’Aterp di Vibo Valentia, finivano 2.450.000 euro. Il pagamento veniva autorizzato il 21 luglio 2014. Un mese dopo, correva il 20 agosto, avveniva la compravendita dell’immobile da parte della suddetta società.

Gli inquirenti. Secondo i magistrati, però, “il piano di azione provinciale non appare conforme alle priorità normative” relative alla destinazione dei fondi “ex Gescal, volti fondamentalmente alla realizzazione e/o recupero di edilizia popolare”. Tale piano “pone solo al secondo posto l’intervento di recupero del patrimonio edilizio e al terzo posto l’eventuale risoluzione di criticità finanziarie legate al contenzioso derivante da interventi costruttivi e procedure espropriative”.