Il Tocilizumab è stato studiato e utilizzato anche all'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia nella lotta al coronavirus. Si tratta del farmaco anti-artrite per il trattamento di pazienti con polmonite che, con il parere favorevole dell’Aifa, viene utilizzato in diversi ospedali calabresi, tra i quali l’Annunziata di Cosenza e il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, già dallo scorso 19 marzo.

Allo studio multicentrico sull’efficacia e la sicurezza del trattamento, promosso  dall’Istituto nazionale per lo Studio e la Cura dei tumori di Napoli con le Università di Modena e di Reggio Emilia e l’Irccs di Reggio Emilia con la Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa,  ha preso parte anche l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia con un’equipe di medici ed esperti del settore.

A coordinare gli studi è stato Marco Miceli, specialista in Farmacologia. Insieme a lui, due medici del Reparto di Malattie Infettive, Michele Brogna e Alfredo Vallone, il dottor Vincenzo Natale primario del Reparto di Medicina d’Urgenza Vincenzo Natale e il dottor Peppino Oppedisano primario della Rianimazione. Insomma, tutti i settori coinvolti nel tentativo di contrastare il temutissimo Covid-19.

Chiaro l’intento: valutare l’impatto di questo farmaco (approvato per l’artrite reumatodie) che ha recentemente ricevuto segnalazioni di possibili benefici nei malati di coronavirus e ridurre la mortalità a un mese.  Ma a chi viene somministrato il Tocilizumab?  I destinatari del trattamento sono i pazienti ricoverati per polmonite da Covid. In particolare, quelli ad uno stadio di malattia iniziale.  Nello specifico, ai pazienti non intubati o intubati, ma con saturazione di ossigeno minore o uguale a 93%. Il tutto consiste nella somministrazione del farmaco in vena al massimo per due volte, a distanza di 12 ore.

La molecola oggetto di disamina  - come chiarisce il protocollo Aifa - esplica un'azione farmacologica che ha come effetto il contrasto della polmonite che rappresenta la complicanza più frequente e grave in corso di infezione da coronavirus.