#PASQUA 2016 | Oppido, dopo due anni di "quaresima" tornano le processioni
Emanato il documento che abolisce la sospensione e ripristina le processioni per la diocesi, dopo lo stop imposto a seguito del presunto inchino di una statua
Un percorso lungo quanto necessario, quello che ha portato, dopo due anni di stop, alla "riabilitazione" delle processioni religiose nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Un cammino che dalla "liberazione" ha condotto alla "santità", con l'emanazione di un documento nel quale sono contenuti "principi e norme su feste e processioni per la diocesi". Il regolamento che d'ora in avanti si dovrà seguire nella celebrazione delle funzioni e dei riti religiosi, per i quali in passato la diocesi era finita sotto la lente delle televisioni. L'emanazione del documento abolisce "la sospensione disposta il 10 luglio 2014" e "ripristina le processioni per la diocesi di Oppido Mamertina-Palmi".
Tempi e modi del nuovo regolamento. Il decreto, firmato il 19 marzo, giorno del patrono della chiesa universale, San Giuseppe, entrerà in vigore ufficialmente il 27 marzo, giorno di Pasqua, con la pubblicazione sul sito della diocesi. In seguito, sarà consegnato ai sindaci della Piana di Gioia Tauro il 31 marzo e presentato e discusso nell'ambito di un'assemblea pubblica, fissata per il 15 aprile nell'auditorium dell'istituto "Severi" di Gioia Tauro. "Il testo - fa sapere la diocesi - è frutto di un lungo iter redazionale maturato in una collegialità di interventi e nello studio di un’apposita commissione che continuerà, su volere del vescovo, a seguire l’applicazione delle norme e la recezione dei principi di base nelle singole comunità". Il testo è adottato "ad experimentum per tre anni", ossia fino alla Pasqua del 2019 per permettere il "radicamento e la maturazione di aspetti necessitanti una definitiva accoglienza ed un efficace recupero".
Pietà popolare e portatori. Il documento si divide in due parti, la prima dedicata ai misteri sacrali della fede, la seconda regolamentale rispetto ai riti e alle processioni. Dopo una considerevole riflessione sul senso del culto, della devozione e sull’importanza evangelizzatrice della pietà popolare, il documento guida lungo un itinerario che giunge alla comprensione di una vera "liberazione da prassi e mentalità social-individualistiche" per convergere alla piena comunione tra la Domenica di Pasqua "sorgente di tutti gli altri giorni santi […] a cui vanno accostate tutte le altre feste mariane e dei Santi. La Beata Vergine Maria e i Santi sono i frutti più turgidi e belli del Mistero Pasquale", per questo motivo, si legge nel documento, "ogni celebrazione in loro onore va impostata e vissuta con il timbro pasquale". Principi per mezzo dei quali è possibile comprendere l’attenzione posta nella definizione delle norme alla preparazione dei membri dei comitati di festa e dei portatori che "sono chiamati ad essere formati e consapevoli del prezioso contributo che essi danno per il decoro e la crescita della comunità di appartenenza", nella misura in cui "si lasciano guidare dalle norme e dalle indicazioni della Chiesa" per comprendere che "il primo servizio è sapersi esaminare onestamente e farsi avanti con animo retto e coscienza pura", evitando "presenze improvvisate e pretendenti ruoli ai quali non si è debitamente preparati", fino ad arrivare ad una vera e propria "spiritualità del portatore" che faccia maturare il proprio cammino di fede. Per ciò le processioni "devono ispirarsi a quella del Corpo e Sangue del Signore" per consentire "raccoglimento, devozione e fervore" così da far diventare "ogni festa popolare festa del Popolo di Dio in cammino". Un programma quanto mai ricco ed articolato, quello della diocesi per la "riabilitazione", che è destinato a svilupparsi a lungo.
