Non più la Vibo provincialotta, fatta da personaggi e gruppi di medio calibro autoreferenziali, chiusi in se stessi abbarbicati alle nostalgiche illusioni di una Vibo dal passato illustre quanto lontano, più mitico che vicino alla realtà vissuta, ma utile per potersi lamentare dell’oggi rimembrando il “com’eravamo!”.
Non più la Vibo provincialotta fatta a misura per personaggi che, consci dei propri limiti, si accontentano di sostenere intellettualoidi di importazione, utili alla bisogna perché così, provenendo da altrove, non disturbavano gli equilibri precari dei nativi.
Non più la Vibo provincialotta del piccolo cabotaggio, dei fuochi d’artificio utili solo a coprire con il loro fumo certi limiti tipici di una periferia che vivacchia con la paura di crescere.
La Vibo della cultura, dell’arte e dell’intelletto che disegna il sindaco Maria Limardo è oggi la Vibo di una ripartenza, di un Rinascimento, che offre spazi per volare e si aggancia a quelle realtà che, finalmente liberate dal giogo della mediocrità, hanno dato prova di efficienza imprenditoriale, intraprendenza culturale, efficacia organizzativa.
Questo ha consentito il salto alla città di Vibo Valentia che oggi, dopo l’exploit della Capitale Italiana del Libro, si proietta in avanti pensando ad un futuro migliore, prestigioso.
Ed il sindaco lo dice chiaramente quando sottolinea che: “il livello del fare cultura a Vibo Valentia si è decisamente affermato nel panorama non solo locale e regionale”.
Intestando a questa amministrazione comunale il rilancio della città, Maria Limardo si dice convinta che: “Vibo è già rinata, ed ora, pezzo per pezzo, sta costruendo con passione ed entusiasmo sempre più corali, il suo presente ed il suo futuro su basi solide”.
Proprio l’esperienza di Capitale italiana del Libro 2021 ha insegnato ad amministratori, imprenditori culturali, intellettuali ed operatori in genere come agire alzando l’asticella della qualità delle proposte e dispiegando quelle forze, prima sopite (forse anche messe da canto per paura di offuscare il valore dei manovratori fino ad allora all’opera…!), che hanno saputo sconfinare dal comodo livello medio accettando la sfida della qualità e vincendola.
Nasce da qui, anche a giudizio del sindaco: “L’immediato successo della nostra Orchestra che per il triennio 2022/2024 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di ICO (Istituzione Concertistica Orchestrale) dal ministero della Cultura. L'orchestra che ha Vibo Valentia come sua sede legale, ha già al suo attivo oltre 50 concerti distribuiti in tutte le province calabresi e sarà presentato quanto prima il ricco programma per la prossima stagione”.
Ed ancora, con orgoglio rivendica Maria Limardo: “Sin dall’anno dell’insediamento della mia amministrazione lo splendido Palazzo Gagliardi ha definitivamente e stabilmente aperto le sue porte alla cultura: con il Festival che prima costituiva la pressoché unica occasione di apertura del Palazzo, con il Cev che ogni giorno fa vivere la microeditoria e non solo e che peraltro ha ricevuto il riconoscimento dal Cepell, con le mostre, i convegni, i musei, le manifestazioni culturali. E ci piace pensare che il primo vibonese candidato al Premio Strega Poesia, Gianluca Rubino con il suo Effatà edito dalla casa editrice Libritalia, sia anch’esso figlio di questo humus culturale. L’elenco sarebbe lungo, ma il senso è uno solo: nella nostra idea di città la cultura è un pilastro per Vibo Valentia. I fatti dimostrano che sappiamo come farla. Ed anche come gestirla”.
Certo, tutto questo dà fastidio. Infastidisce chi finora bivaccava con il provincialismo culturale da piccolo cabotaggio. Chi, non reggendo l’urto della portata di certi fenomeni culturali che – piaccia no a certa casta intellettualoide oggi spodestata – riceve riconoscimenti da parte di istituzioni nazionali e ministeriali che suscitano evidente stizza da invidia malcelata.
Gli stessi che adesso si fiondano nelle stanze del sindaco spacciandosi per esperti di management artistico-culturale immaginando che si possa sfruttare relegando al loro livello (sc!) la prossima occasione artistico-culturale che deve – deve – contribuire all’ulteriore crescita della città.
Accade così, come ci fa sapere il sindaco che: “In questi giorni stanno giungendo da più parti diversi inviti alla mia amministrazione affinché vengano coinvolti, a vario titolo, enti e istituzioni vicini a Vibo Valentia, geograficamente e non solo, nella futura gestione del teatro comunale i cui lavori di realizzazione ci apprestiamo a concludere. Sollecitazioni dinanzi alle quali ritengo di dover rendere pubblica la mia idea in merito alla gestione di quello che sono convinta contribuirà a rafforzare la città di Vibo Valentia quale indefettibile punto di riferimento culturale non solo per l’intera provincia ma anche dell’intera regione sol che si consideri la sua strategica posizione geografica al centro della Calabria”
Il teatro sarà presto realtà ed il sindaco denuncia: “…abbiamo dovuto assistere ad attacchi e critiche da ogni dove, che definire ingenerosi è un eufemismo, poiché strampalati e strumentali sarebbe più adatto. Oggi invece, con l’approssimarsi della conclusione dell’opera, fioriscono le proposte, si avanzano idee e magari anche pretese. Ed arriviamo al merito della questione”.
La Vibo della rinascita è una città dalle idee chiare, senza improvvisazioni; “Intendo ringraziare quanti hanno avanzato idee e proposte per la gestione del teatro comunale di Vibo Valentia, o meglio, coloro che lo hanno fatto con spirito costruttivo. Ma questa amministrazione – aggiunge Maria Limardo – ha già ben chiaro il percorso da seguire nella fase successiva a quella della conclusione dei lavori. Con il supporto di professionisti abbiamo già individuato la natura giuridica del gestore del teatro, che sarà una Fondazione; in questo momento posso solo anticipare che verrà coinvolto l’ente Provincia, un ente che già comprende, al suo interno, appunto, tutti i Comuni del nostro territorio provinciale. A tal fine ho già avviato un’interlocuzione col presidente Corrado L’Andolina. Stiamo lavorando affinché la Provincia non sia il solo ente pubblico, oltre al Comune di Vibo Valentia, a fare parte della Fondazione. In ogni caso si tratta di aspetti tecnici che avremo tempo di sviluppare nel migliore dei modi, informando puntualmente la cittadinanza”.
Insomma, c’è una Vibo Valentia diversa, che a qualcuno non piacerà ad altri darà fastidio, ma che sta realizzando il suo salto di qualità. Perché, se fino a ieri grazie a conoscenze e coincidenze fortunate la città poteva avere in sorte di ricevere personaggi di alto livello del mondo dell’arte e della cultura, oggi accede che è Vibo Valentia ad offrire ad altri qualità artistiche e culturali da ospitare. Accade nella musica, grazie all’Orchestra Sinfonica della Calabria; accade nell’editoria, grazie al lavoro di ViBooK prima e del CEV poi (ma anche di ViBooK e CEV insieme) quella microeditoria che qualcuno ancora insiste a considerare di livello inferiore (lo vadano a spiegare agli esperti del Cepell che ne ha ormai riconosciuto definitivamente il valore!) e che invece in questi e nei prossimi giorni sarà ospitata con proprie produzioni in festival nazionali (vedi Gorizia) e luoghi istituzionali come accadrà tra qualche giorno a Roma.
Questo è essere provinciali?