"Io capisco che tutte queste dichiarazioni lasciano il tempo che trovano. Ma non so se arriverò al mio esame testimoniale, sono affetto da troppe patologie. Voglio parlare per poter lasciare un ricordo di Stilo non come malandrino. Spero che anche la Procura riconsideri la mia posizione". A parlare, nel corso di una delle scorse udienze del maxi processo Rinascita Scott, è l'avvocato Francesco Stilo - imputato nel procedimento - che ha chiesto la parola per rilasciare delle dichiarazioni spontanee. Il fatto è avvenuto alla fine del controesame del pentito Andrea Mantella portato avanti dal legale Paola Stilo. Un "interrogatorio" dai toni concitati in cui il collaboratore di giustizia è stato accusato di aver cambiato versione più volte, con lo stesso che ha però ribadito che "non ho mai cambiato il nucleo delle mie dichiarazioni".

Il giudizio di Francesco Stilo sulla vicenda che lo riguarda è chiaro: "È una vergogna. Delle due l’una: o Mantella dice il falso o gli hanno raccontato delle burle". "Io sono stato cautelato - afferma - perché l’accusa si è basata sul fatto che io avrei portato messaggi tramite il sistema delle caramelline in carcere a una serie di soggetti". Questo è avvenuto "sulla scorta delle dichiarazioni del Mantella, ma non ci vuole la scienza devoluta a un ente superiore per capire che ha detto palesemente il falso". "Ma questa - evidenzia consapevolmente vista la sua formazione giuridica - è solo una mia dichiarazione". Spetta infatti al Tribunale, nel contraddittorio delle parti e nella valutazione di tutte le prove formulate dalla Dda di Catanzaro, prendere una decisione.

Le caramelline in questione quindi, secondo Stilo, "non sono mai esistite". Così come per la vicenda Grasso - ovvero l'accusa secondo cui Stilo avrebbe portato all'esterno un messaggio per conto di Leone Soriano per un piano omicidiario - evidenzia: "Per quanto di mia conoscenza è un soggetto mai attinto da tentati omicidi da parte di Leone Soriano o da chiunque. Non ha mai subito un tentato omicidio da parte di qualcuno. Era sicuramente vivo fino al momento del mio arresto".

Per questa ragione Stilo parla di "erronea valutazione del Riesame, del Gip, del Gup, della Procura", anche perchè i soggetti per i quali avrebbe fatto da "messaggero" dal carcere - tra cui Paolino lo Bianco, Pantaleone Mancuso detto ‘Vetrinetta’, Claudio e Danilo Fiumara - "io non li ho mai difesi in carcere prima del 2016": "Per dimostrare la mia totale estraneità ho allegato gli atti in cui si evince che non sono mai stato difensore di questi signori prima del 2016. In quei periodi storici io non ho nessun rapporto con quei signori. Sono captati, sono intercettati, sono altri gli avvocati che avevano rapporti con loro". "Non voglio che si infanghi il mio nome e quello dell’avvocatura - chiosa - voglio lasciare un ricordo di me non come malandrino".