«Così apriva la premessa al D.P.R. 30 settembre 2024 che, per la seconda volta in quattordici anni, sciolse l’ASP vibonese per infiltrazioni della criminalità organizzata». Lo ricordano Marcella Murabito e Angelica Perrone, segretaria provinciale e responsabile sanità del Partito della Rifondazione Comunista, commentando le dinamiche che da anni caratterizzano la gestione della sanità nella provincia.

In estrema sintesi, anche nel secondo procedimento — che si concluderà il prossimo aprile — le indagini restituiscono un quadro impietoso: un sistema completamente asservito alle consorterie locali, che controlla appalti e forniture, gestisce assunzioni e incarichi e infiltra le strutture private convenzionate grazie alla complicità di cosiddetti “colletti bianchi”: avvocati, dirigenti, funzionari e politici locali.

«Per questo, da anni partecipiamo attivamente alle mobilitazioni dei comitati vibonesi», spiegano Murabito e Perrone. «Contro lo strapotere dei poteri forti servono coscienza e pretesa ferma di legalità. La nostra partecipazione è sempre stata discreta, senza politicizzare una lotta che appartiene a tutti; oggi, purtroppo, temiamo che stia scivolando lungo un crinale già noto e pericoloso».

I riferimenti sono chiari: manifestazioni-passerella prive di contenuti, tavoli di discussione sulla sanità che vedono seduti al fianco dei cittadini gli stessi soggetti che hanno smantellato il sistema pubblico. «Affermare che “la sanità non ha colore politico” è un falso ideologico», spiegano, «ogni scelta sulla nostra pelle è politica: c’è chi lotta per una sanità pubblica e gratuita, e chi invece dirotta risorse verso il privato, armamenti e politiche di guerra».

Rifondazione Comunista si rifiuta di partecipare a quello che definisce un teatrino: «Non accorreremo pietosi al letto del moribondo insieme a chi ne ha decretato la morte. La nostra lotta continuerà nelle piazze, tra chi non può permettersi la clinica a pagamento e tra i lavoratori che resistono al precariato, con la coerenza di chi non confonderà mai il diritto alla cura con il mercato della malattia».