Divorzio nel Pd vibonese: Censore e Mirabello su sponde opposte
Nella mitologia greca, in origine il mondo era governato da Crono e questi, poiché aveva saputo che sarebbe stato spodestato da uno dei suoi figli, a mano a mano che li generava li divorava. Tranne il più piccolo, Zeus, che ingannò il padre e raggiunta l'età adulta riuscì a spodestarlo diventando il padre di tutti gli dei. E' quanto più o meno sta succedendo nel Partito democratico. Dove l'ex deputato Bruno Censore quattro anni fa ha candidato alle regionali un suo "figlioccio politico", ossia Michele Mirabello, proprio nella convinzione di poterlo "gestire" e tenerlo sempre legato alla propria "cordata". Invece, Mirabello, emulando Zeus, si è fatto eleggere con i voti determinanti del pigmalione delle Serre, progressivamente gli si è allontanato e adesso gli si è addirittura rivoltato contro rivendicando la propria autonomia e libertà di azione. Se, infatti, Censore è salito sul carro dei dissidenti interni al Pd regionale, critici con il governatore uscente Mario Oliverio, questi ha tra i suoi principali sponsor proprio Michele Mirabello.
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Non è un mistero, poi, che è stato Mirabello a mobilitare i sindaci del Vibonese di area Pd, "convincendoli" a partecipare all'incontro di Feroleto Antico durante il quale Oliverio è stato invitato a tentare la scalata al secondo mandato, con non poco imbarazzo dei vertici regionali del partito che già pensavano ad un superamento "dell'opzione Oliverio", in vista delle regionali della prossima primavera. Non a caso all'assemblea "autoconvocata" dai sindaci calabresi mancavano gli amministratori di Serra San Bruno, "feudo" indiscusso di Bruno Censore. Insomma, il "padre" pensava di divorare il figlio ma adesso rischia di essere da esso "disarcionato". In ogni caso, ne esce fuori un partito, il Pd, ancora più lacerato e quasi rassegnato ad una sconfitta annunciata.
