di MARCELLO SCARMATO 

In relazione alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio comunale di Cessaniti, sig. Antonio Nicolino, si rende necessario ristabilire, con chiarezza e senza inutili infingimenti, il quadro reale della situazione. E mi viene da dire, “quando la toppa è più brutta del buco”.
Preliminarmente, desta sconcerto il tentativo – maldestro quanto improprio – di delegittimare le critiche facendo leva sulla residenza di chi le formula. Si tratta di una posizione che offende i più elementari principi del confronto democratico. Quando non si è in grado di rispondere nel merito, si tenta di escludere l’interlocutore con argomentazioni burocratiche: un espediente che tradisce una evidente difficoltà, se non una vera e propria povertà argomentativa. La partecipazione al dibattito pubblico non è un privilegio territoriale, ma un diritto.
Parimenti inaccettabile è la narrazione della presunta “vicinanza ai cittadini”. Confondere la disponibilità personale o la presenza sui canali informali con l’efficacia amministrativa rappresenta un grave fraintendimento del ruolo istituzionale. Amministrare significa garantire servizi essenziali, non intrattenere rapporti di cortesia. I cittadini non hanno bisogno di interlocutori virtuali, ma di amministratori capaci di assicurare condizioni minime di vivibilità, a partire dall’erogazione del bene primario per eccellenza, ovvero, l’acqua.
Ed è proprio su questo punto che emerge, in tutta la sua gravità, il fallimento dell’azione amministrativa: un ente che non riesce a garantire un bene primario perché incapace di sostenere una spesa di poche migliaia di euro per la riparazione di una pompa di sollevamento, perde ogni credibilità e, soprattutto, ogni legittimazione politica.
Non meno grave è l’affermazione secondo cui il servizio di trasporto scolastico non sarebbe obbligatorio. Una simile posizione rappresenta una resa culturale e amministrativa: limitarsi ai minimi di legge – peraltro disattesi – equivale ad abdicare al proprio ruolo sociale e istituzionale.
Infine, sul tema del dissesto finanziario, non può più essere tollerata alcuna mistificazione. L’attuale situazione debitoria non è il frutto di eventi imprevedibili, ma la diretta conseguenza di scelte gestionali precise, riconducibili a responsabilità politiche ben individuabili, che continuano ancora oggi a incidere sull’operato dell’ente.
Alla luce di quanto sopra, appare evidente un quadro complessivo di grave inadeguatezza amministrativa: un’amministrazione priva di risorse, di visione e, soprattutto, di credibilità. Ogni tentativo di giustificazione o di distrazione dell’opinione pubblica risulta non solo inutile, ma ulteriormente lesivo dell’intelligenza dei cittadini.