Comune commissariato per 'ndrangheta, ex sindaco invoca una riforma della legge sullo scioglimento
«Apprendiamo con massimo compiacimento la notizia della piena assoluzione del sindaco Giuseppe Falcomatà. Lo sostenevamo da tempo quanto tale ingiustizia, a cui ha posto fine la Cassazione, avesse nociuto non solo al primo cittadino di Reggio Calabria, ma alla sua intera comunità, privata della propria guida. Una ingiustizia che purtroppo coinvolge sempre più amministratori come Falcomatà, Lucano e tanti altri: occorre, oggi più che mai, una riforma per l’abuso d’ufficio e la legge sullo scioglimento dei Comuni».
E’ quanto afferma Marcello Manna, già presidente di Anci Calabria ed ex sindaco di Rende, che a giugno scorso su proposta del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha subito lo scioglimento del Consiglio comunale e l’affidamento della gestione del Comune, per la durata di diciotto mesi, a una Commissione straordinaria, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, numero 267.
«Una battaglia di civiltà che il Parlamento deve al più presto intraprendere: non è pensabile, il Comune di Rende docet, che si possa con faciloneria e senza alcuna prova sciogliere amministrazioni comunali, distruggendo il lavoro dei primi cittadini. Una stortura che deve terminare: siamo sempre più convinti che persistano fenomeni di contiguità tra alcuni inquisitori e una certa politica e a farne le spese sono sempre gli amministratori. Con la sentenza di assoluzione di Falcomatà auspichiamo si possa finalmente avviare una nuova fase politica anche in Calabria», conclude Manna.
